STORIA TRISTE

Questa è una storia triste. Per persone che hanno voglia di sentire migliorare le loro giornate in contrapposizione con questo racconto. Triste da lucciconi e soffiata di naso. Così triste che quando mi è successo volevo piangere, urlare, lanciare oggetti a caso contro un povero fattorino.

Si perché questa è la triste storia di come la mia vita è cambiata e capovolta sottosopra sia finita nel giorno del mio venticinquesimo compleanno. (se non riconoscete la citazione VIA DAL MIO BLOG SUBITO).

Ieri nel tardo pomeriggio è successo un episodio che mi ha fatto ricordare controvoglia questa triste storia e così boh ve la racconto qui. Magari pensate a quanto siete fortunati voi. A me succede quando leggo i post tristi degli altri. è un po’ da stronzetti ma succede.

Allora. Immaginatevi il vostro 25esimo compleanno. Sei triste fondamentalmente. Perché avevi sedici anni ieri e oggi hai un quarto di secolo (rende meglio l’idea dello sconforto). Insomma iniziano ad essere troppi per andare a sbronzarsi al grido di “yeeeeeeeeee volahtuttooooo!!!!11!!” e troppo pochi per smettere già di festeggiarli – perchè quello si che ti farebbe sentire sul ciglio della Senilità. E così rimani in quel limbo di indecisione paralizzante, non sapendo bene cosa fare ma “meno male che è martedì e hai ancora quattro giorni per pensarci perché tanto si festeggia ovviamente nel weekend”.

Ma sei anche felice. Un po’, sotto i baffi, per non far vedere che ti è rimasta quell’infantile convinzione che chissà perché compiere gli anni sia qualcosa di speciale, e non uno scorrere delle lancette del tuo timer personale verso rughe e incontinenza. Quel sentimento puerile che ti fa svegliare canticchiando e che ti fa pensare che come nei film potrebbe succedere qualcosa di speciale solo per il fatto che oggi ti è stato convenzionalmente appioppato di botto un anno intero in più. Sei contenta, pensi che è la tua giornata, che tutti ti sorrideranno come nei musical, che ti arriveranno i regali più belli del mondo e tutti i tuoi amici faranno la fila per farti gli auguri di persona con una rispettosa stretta di mano (se siam contenti facciamoci prendere la mano dalla fantasia, sennò non ne vale la pena).

Poi nulla, vai all’uni dove nessuno si ricorda che è il tuo compleanno se tu non glielo suggerisci e poi li ringrazi come se ti avessero fatto degli auguri spontanei.

Torni a casa e non ci sono regali perchè in famiglia mia quando mai siamo puntuali nel fare qualcosa.

Il tuo Fida lavora.

Tutti i tuoi amici giustamente di martedì hanno una vita e i loro impegni e quindi “tanti auguri, tranqui ci becchiamo nel weekend, CIAONE.”

Il tuo venticinquesimo compleanno fa schifo. Anzi tutti i compleanni fanno schifo. Ma che dico la vita intera fa schifo.

Mentre ti trascini dal salotto alla cucina parlando con gli amici immaginari che non hai mai avuto nemmeno da bambina ma che hai inventato apposta per l’occasione, suonano il campanello. Che bello una visita! Qualcuno che passa a farmi gli auguri! Una gioia!

Apro. Ancora meglio di quel che speravo. Come apparso da un film romantico, fuori c’è un ragazzotto che deve consegnare dei fiori a ME. Cioè qualcuno mi ha mandato dei fiori! Nel senso che sono per ME capite? Qui ci vuole subito una formula nuova per calcolare il grado di soddisfazione raggiunto in quel momento.

MIO COGNOME SUL BIGLIETTO + MIO COMPLEANNO = FINALMENTE UNA GIOIA

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EVVAI

 

Guardo il fattorino con uno sguardo così felice e bramoso allo stesso tempo che evidentemente lo metto imbarazzo e invece di darmi i fiori fa un passo indietro. Lo guardo con aria interrogativa, e mi avvicino. Gli sorrido e gli prendo di mano i fiori come se fossero fatti d’oro, piano, con delicatezza, per non sciupare inavvertitamente nemmeno un petalo. Chiudo il portone e saltello allegra dentro casa pensando di chi può essere questa sorpresa magnifica. Uno spasimante segreto, il Fida che è impazzito d’amore, un amico lontano che non potendo portarmi un regalo sceglie di mandarmi un mazzo di fiori (?).

Appoggio il cesto per terra, mi siedo a gambe incrociate e apro il biglietto. La curiosità mi corrode le budella. Poi dopo le prime due parole tutta la gioia sparisce risucchiata in un buco nero materializzatosi all’improvviso da qualche parte tra il cuore e lo stomaco. Qualsiasi traccia di felicità viene spazzata via fino all’ultimo minuscolissimo atomo, con un lavoro così  perfidamente minuzioso che i Dissennatori di Azkaban in confronto sono dei simpaticoni. Non proferisco verbo ma da qualche parte dentro di me la voce della Me positiva e gioiosa che era rinata poco prima urla un lacerante :

 

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Il biglietto recitava così: “Por Vittorio. Gracias por lo quebsddjdhcsajkcbjnksljfàogpèwui”. Il resto del biglietto era confuso. Era in spagnolo. Non era per me. Poteva bruciare il biglietto, i fiori, la stanza, la spagna, l’intera galassia. Un’esplosione solare punitiva e terapeutica.

Ora, sti spagnoli (che poi ho capito dopo che avevano mandato i fiori ai miei per ringraziarli di aver ospitato la figlia in occasione di un concorso di danza organizzato da mio padre) non potevano scegliere un altro maledettissimo giorno per mandare dei fiori? Mettetevi nei miei panni, nei panni di una povera stolta che fino ad un momento prima aveva creduto di essere speciale, che veramente qualcuno le avesse amorosamente mandato dei fiori, che la felicità esista anche se stai per compiere troppissimi anni.

Segnali sbagliati dall’Universo. Un Universo che ti illude di amarti e poi ti lancia nella disperazione con un ghigno beffardo. Che amarezza.

Ho finito. Ora potete piangere.

G.

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2 pensieri su “STORIA TRISTE

  1. tramedipensieri ha detto:

    Ma povera ragazza! Accidenti che coincidenza ohhhhhhhhhhhh 🙄
    Non è certo una storia allora…no, no…
    Ma nemmeno così triste da non fati gli auguri di un buon compleanno di tutto cuore!
    Età, per me…stupenda!

    Goditeli al meglio che si può!
    A chent’annos!

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