Lotta ìmpari

 

 

Ho la penna in mano e un blocco sulle ginocchia (si perché tutti i post originali sono cartacei, old style); ancora per poco. Ho fatto in tempo a mordicchiare la penna per ordinare le idee, appoggiare la punta a sfera sul foglio quadrettato e poi la penna rosa con i brillantini, rubata momentaneamente a mia sorella, ha attirato magneticamente la tua attenzione e, smettendo di considerare la tua pianola con i tasti tutti colorati, mi sei corsa incontro ridacchiando, con la palpitazione visibile in quegli occhioni gioiosi e l’imminente marachella prevedibile dal sorrisetto impertinente. Mi hai teso le manine e io, ingenuamente, ti ho aiutata a salire sul divano; ma appena sei stata stabile sulle ginocchia hai innocentemente tradito la mia ignara ospitalità lanciando un gridolino acuto, carico di prepotente eccitazione. Era il segnale di attacco: da un momento all’altro la penna non era più tra le mie dita disorientate, ma veniva trionfalmente rigirata tra le tue impacciate quanto determinate manine buffe. Quando hai trovato il verso giusto, hai iniziato a scarabocchiare il mio foglio con gli occhi concentrati e la bocca contratta, intenta nella tua prodigiosa opera d’arte. Poi, imprevedibilmente, Scooby-Doo ti ha distratta. Era la mia occasione, dovevo fare in fretta, sapevo di avere pochi istanti: ti ho sfilato delicatamente la penna di mano e ti ho messo sotto al naso un librino con gli orsetti, pensando di averti ingannato e di poter riprendere, o meglio incominciare, a scrivere. Povera illusa, come ho potuto anche soltanto lontanamente immaginare di poter distrarre una creaturina astuta come te dal vero obiettivo della battaglia? Girando lo sguardo e fissandolo su di me con un piglio divertito e di rimprovero assieme ti sei ripresa in un solo istante la biro, hai spinto via le mie mani indesiderate e hai ripreso il tuo dipinto da dove lo avevi lasciato. Con un mugolio di soddisfazione. “Non può averla sempre vinta lei”: con questa convinzione ero intenzionata a lasciarti fare per un po’ e poi prendere con decisione le mie cose e mettermi a scrivere in un posto più alto, dove tu saresti stata impotente e incapace di prenderti gioco di me, inibita dalla tua ingannevole altezza di bimba di un anno. E mentre, riottenuto l’oggetto del desiderio, ti sei lasciata nuovamente assorbire dalla tua imponente opera, io mi sono fermata ad osservarti: la mia bambina, bellissima e gioiosa, buffa e prepotente, furbissima e indifesa … ciccia della mia ciccia!

Poi mi hai guardata, mugolando e indicandomi col tuo dito grassottello il tuo strabiliante scarabocchio. E in quel momento, in quel tuo sguardo meraviglioso ho provato tutto l’amore del mondo, tutto l’amore di cui sono capace, tutto l’amore che il mio cuore può contenere. Era inutile combattere: la penna era tua, avevi vinto tu, non mi restava che alzare bandiera bianca. In ogni caso ormai mi ero scordata tutto quello che avevo intenzione di scrivere prima.

Ti ho preso sulle ginocchia e mi sono messa a disegnare con te. Abbiamo disegnato fiori, cuori, casette e…boh…altre cose non bene identificate. Poi, essendo naturalmente e infantilmente volubile, hai deciso che non ti andava più, che volevi fare altro; sei scesa goffamente dal divano e, in un ultimo gesto di incontrastata superiorità, mi hai teso la penna col tuo braccino corto, mostrando il tuo dolcissimo sorriso a sei denti.

Non vale, non è giusto, non vinco mai.

 

 

 

 

Greta

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16 pensieri su “Lotta ìmpari

  1. cacciatricedisogni ha detto:

    Che tenerezza… anche se impertinenti i bimbi,
    ti disarmano puntualmente coi loro sorrisi.
    Ho letto d’un fiato piacevolmente il tuo post,
    si avverte davvero tutto l’Amore che hai per la tua
    cucciola, un abbraccio, Lori. 🙂

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