Quando eravamo bambini insieme

Accade spesso. Alle volte perché vedo una foto, altre per lo studio, altre per la musica classica, altre per la religione; insomma, mi ritrovo a pensarti. Sei uscito dolorosamente dalla mia vita, lacerandola, ma lasciandomi nel cuore e nella testa un patrimonio preziosissimo che cercherò di tenere stretto sempre e di centellinare parsimoniosamente per tutta la mia vita. Il ricordo che ho di te non è stato intaccato dal dolore, è un ricordo gioioso, un ricordo che sa di pane inzuppato nel vino, di passeggiate alla ricerca di pinoli, di pomeriggi in compagnia di eroi omerici, le cui gesta mirabolanti avrebbero dovuto farmi dormire nel pomeriggio e del mago Zurlì. Spesso, però, provando a rievocare la tua immagine mi accorgo che il tempo sta sfumando i contorni e sbiadendo i colori, come un acquerello su cui una mano sbadata ha rovesciato dell’acqua. Cerco di ribellarmi, di far riaffiorare il tuo volto e le tue espressioni, e ritrovo quel sorriso sereno e quelle mani grandi e nodose che sfogliavano il mio libro di storia come un bambino che guarda distrattamente le pagine di una favola che conosce a memoria. La storia era tua, era tutta nella tua testa, in quella testa che avrei tanto voluto sfogliare come facevi tu con quel testo, per scoprire i segreti di una cultura tanto straordinaria. Tutti dicono che eri “un pozzo di sapere”, ma a me non piace sentirti definire così: il pozzo è buio, angusto e freddo, mentre tu eri solare, eri buono, eri affettuoso, eri appassionato, ed eri sempre lì per me …. come il cielo. Ogni tanto anche tu avevi le tue nuvole, ma erano passeggere, e svanivano subito se uno sapeva come farle dissipare. Bastava farti una domanda, chiederti di studiare con me o di giocare, e tu non rifiutavi mai di soddisfare la curiosità dei tuoi nipoti. Eri fatto per donare, per donare ciò che di più prezioso avevi: l’amore e la cultura.

Ti ho conosciuto e ti ho guardato con occhi di bambina, sfruttando più il tuo lato eternamente ragazzino che quello di “enciclopedia vivente”. Ma non lo rimpiango: era quello che la mia età mi imponeva, e sei stato un compagno di giochi straordinario. Ti veniva naturale: ogni giorno avevi un nuovo svago in serbo per me, una nuova distrazione, ed erano tutte di tua invenzione. Io, allora, avevo qualche difficoltà a dormire in assenza di mamma e papà e, non riuscendo a stare nel letto con nonna che si addormentava raccontandomi quelle sue fiabe un po’ cantate ed un po’ “ russate”, ti venivo a cercare, trovandoti puntualmente addormentato in poltrona davanti al solito litigioso programma di politica, di cui in realtà, nessuno ha mai capito come, stavi ascoltando ogni singola parola (sebbene russando rumorosamente). Non mi hai mai rimandato a letto, non hai mai deluso le mie aspettative di compagnia, né hai mai detto a nonna di quelle mie “scappatelle notturne”. Invece ti alzavi goffamente dalla sedia, rigorosamente con i tuoi capelli nivei scompigliati e, sorridendo, mi mettevi una mano sulla spalla e mi chiedevi cosa volevo fare. Quando io capricciosamente scartavo i giochi convenzionali, che peraltro mi avevi insegnato tutti tu (come gli scacchi, la dama, battaglia navale o le carte), non c’era da dubitare che ne avessi uno nuovo di zecca da sottoporre alla mia attenzione ed al mio entusiasmo, e così ci ritrovavamo indaffarati a costruire una torre di gomme, penne, righelli, e tutto quanto trovavamo a tiro, ridendo quando uno la faceva cadere, tendendo l’orecchio per sentire se il frastuono aveva svegliato nonna (che continuava instancabilmente a russare) e segnando un punto meno per lo sfortunato maldestro. Poi, facendo finta di accorgerti che si era fatto veramente tardi, dicevi di essere stanco e mi mandavi a letto. Sapevo benissimo che non era vero, d’altra parte tu non dormivi mai, e poco dopo sentivo l’instancabile ticchettio dei tasti ormai consunti della tua vecchia macchina da scrivere, che mi accompagnavano nel sonno fino alla soglia dei sogni. Mi è mancato tanto quel suono, così come il rumore delle tue pantofole che strascicavi sul pavimento nelle tue misteriose passeggiate notturne per la casa. Mi è mancata tanto anche la nostra complicità di quando ero bambina, anzi, di quando eravamo bambini insieme.

Insieme andavamo anche a cercare le cicorielle e i finocchietti, noi due soli, il coltello in una mano e la busta nell’altra, fino a quando ci allontanavamo troppo o la tua età, facendosi prepotentemente sentire nelle gambe o nella schiena, ripetutamente sforzata nel piegarsi, ci costringeva a tornare indietro. A me nemmeno piacevano quegli ortaggi, ma godevo della tua compagnia e, anche in quell’occasione, imparavo.

Passavamo il tempo in ogni modo, lanciando una pallina da tennis contro il muro del terrazzo, giocando a dire a turno un oggetto visibile dalla finestra dello studio fino a quando, dopo un’ora, o mi accorgevo di essere ormai stufa oppure nonna ci chiamava per il pranzo. Nonna. La amavi tanto. Non era mai un amore ostentato, anzi credo di non aver mai nemmeno intravisto un bacio o una carezza, era un amore silenzioso, riservato e pudico che però esplodeva con tutto il suo calore quando la guardavi mentre era indaffarata a fare le faccende, quando ti portava a tavola il piatto pieno di brodaglie dagli ingredienti misteriosi, o quando ti divertivi a prenderla in giro, ricevendo in cambio quasi sempre una risposta brusca, cosa che ti divertiva ancora di più. Bastava solo stare attenti ai dettagli.

Unico nella tua comicità, in numerose occasioni, hai causato, anche per giorni, l’ilarità della famiglia. Non mi dimenticherò mai, io come tutti gli altri del resto, quando cadesti nella viscida piscina dei gommoni di Nella: non ho mai visto una persona ridere tanto quanto nonna in quell’occasione, che, guidando per tornare alla villa, rischiava di fare un incidente ad ogni angolo per colpa delle lacrime; e tu, zuppo e maleodorante, eri il primo divertito da quella tua goffaggine, e contagiato dalle risa altrui. Mai permaloso, ridevi a modo tutto tuo, lentamente ma fragorosamente, battendo le mani, alzando il mento e spostando il busto all’indietro.

Dicevi sempre che non ti sentivi l’età che avevi, che dentro eri ancora un ragazzino, ed io, che ti vedevo proprio così, non mi accorgevo veramente che la tua vita terrena si andava consumando inesorabilmente. Dico vita terrena perché se c’è qualcuno che mi ha insegnato a credere in qualcosa dopo la morte quello sei tu: religioso, credente e quasi sicuro dell’esistenza di un Dio misericordioso, avevi una fede talmente profonda che si trasmetteva quasi per osmosi a chi ti stava intorno. Quando ti ho visto debole, provato dalla malattia che ti aveva ostacolato anche la parola, per te vitale, costretto in quel letto dove non eri abituato a stare mai, e tuttavia con quella straordinaria luce negli occhi di chi ha ancora un’inesauribile voglia di vivere, di chi ha ancora un intero mondo da donare, mi si è stretto il cuore, e avrei voluto diventare enorme, tanto grande da prenderti tra le braccia, proteggerti, e tenerti sempre con me. Ora so che sei lassù, in quel Paradiso in cui riponevi tanta fiducia, e che sei tu a proteggere me, ed anche se la tua presenza non è tangibile e non posso abbracciarti appoggiando la testa sul tuo ventre rotondo, porto il tuo amore nel cuore e la tua solare immagine nella testa. E sarà così fino a che un giorno non ci rivedremo, e potrò di nuovo ascoltarti mentre, preso tu stesso dalle parole del tuo racconto e appassionato come sempre, mi narrerai un’altra volta dell’ira funesta del pelìde Achille.

Greta

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6 pensieri su “Quando eravamo bambini insieme

  1. Chiara Folli ha detto:

    Penso ci sia poco da commentare se mentre leggi davanti ad un computer riesci ad estraniarti da tutto e ti ritrovi a piangere come una bambina davanti ad uno schermo…potrei stare a lusingarti per ore ma credo che questo basti per farti capire che hai un modo di scrivere meraviglioso, hai talento, hai un cervello (strano ma vero) e hai un grande cuore (anche se a volte vuoi camuffarlo col tuo fare sicuro)!

  2. chiara de palma ha detto:

    fiusda! davvero non so che dire.. sono colpita! hai scritto cose bellissime, con parole che arrivano dal cuore e si vede.. non posso che quotare franca che qua sopra ha detto cose buone e giuste..per me è così bello poter leggere i tuoi pensieri, le sensazioni e le emozioni..anche sè non possiamo spesso viverle insieme mi fa sentire così vicina alla mia sprunfia! hai un grande cuoricione ❤

    • gretapiccininni ha detto:

      grazie ❤ non potrò mai scrivere su di te perché senno chi lo legge chiama immediatamente la neuro ma sono molto contenta che ti piaccia fuffa!

  3. cacciatricedisogni ha detto:

    Come darti torto cara Greta, anch’io ricordo le persone care nella loro gioia di vivere, in tutto quello che mi hanno lasciato, riposto indelebilmente nello scrigno prezioso dei ricordi del cuore. Tuo nonno da quello che ho letto E’ una persona straordinaria, si E’ perchè vive, lui vive, solo che è in un’altra dimensione dove nn ha + bisogno della fisicità, come in questo pianeta fatto di materia. Da lì continua a esserti vicino, ne sono certa, e il meraviglioso rapporto di complicità e Amore che c’è stato fra voi, continua
    ancora adesso e continuerà sempre. Un giorno, come tutti, noi potremo abbracciare i nostri cari, e gioire come quando nn vedi un caro parente, un caro Amico da lungo tempo. Anche se nn ti conosco, permettimi di abbracciarti forte, buona domenica, Lori.

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