Ad ogni semaforo

Lo sapevo già che ci avrei schiacciato una quantità incredibile di tempo. Succede così tutti i giorni; il viaggio di ritorno dall’università è più lungo di quello di Colombo, ma siccome ad innervosirsi si perde solo tempo e buon umore, ho deciso di prenderla con filosofia e godermi anche le strade imbottite di macchine di Firenze. Il tuo cervello in macchina non ha regole, se non quelle ormai interiorizzate del codice stradale che si possono tranquillamente seguire senza che ciò implichi una particolare concentrazione, ed è quindi libero di viaggiare su frequenze tutte sue, più o meno lontane dal mondo reale, e di passare da un’immagine all’altra senza che tu nemmeno ci faccia caso. Ogni semaforo è un ricordo diverso, ogni incrocio un pensiero ed ogni accelerata un’emozione singolare. Mi piace quella sensazione, quando , anche se per poco, posso dare libero sfogo alla mia voglia di correre, di passare avanti a tutti senza nemmeno preoccuparmi di guardarli in faccia, di far vedere che so condurre la mia vita. Ma dura poco.Il piede destro scivola sul freno, il sinistro si abbassa sulla frizione e, scalando le marce in modo deciso, cerco di far si che l’auto si fermi il più dolcemente possibile. Il chiacchericcio della radio mi tiene compagnia, mentre mi ritrovo a pensarti. A pensarci.

Con un collegamento mentale che non riesco ad afferrare ci vedo in una stanza, sdraiati su un letto, mentre, dopo aver scelto la strada più difficile di un bivio, facciamo progetti su quello che sarà, senza nemmeno sapere cos’è. Pensiamo alle situazioni più assurde, ne ridiamo, per poi tornare subito seri quando ci piomba addosso la consapevolezza della nostra scelta; allora l’unica cosa da fare è abbracciarsi, lasciare che i nostri corpi prendano l’uno la forma dell’altro come due metà di una stessa cosa e permettere che le nostre anime intimorite si confortino a vicenda. Così, mentre giro intorno a Piazza della Libertà cerco di girare intorno anche alla nostra vita insieme, e scrutarla. E’ bella e tortuosa. Adulta e ragazzina. Determinata e capricciosa. Ci ha preso, ha messo la mano dell’uno in quella dell’altro, e ci ha dato una spintarella verso l’amore, verso la vita e verso l’ignoto senza fare troppi discorsi. C’è un cretino che cerca di fare il furbo e saltare la coda, infilando la sua golf nera a poco a poco, con la freccia intermittente al ritmo di una canzone volgare e arrogante, almeno come il tatuaggio che gli copre tutto il braccio. Fosse per una questione di principio non lo farei passare, ma in fin dei conti mi sento abbastanza superiore per lasciarlo passare. Senza ringraziare si infila e sfreccia via, facendo lo slalom per superare anche le altre macchine: un augurio cattivo e quasi inconsapevole mi solletica le labbra fino ad uscirne sussurrato. Le chiacchere frivole di qualche deejay si sono trasformate in noiosa pubblicità, cambio stazione e le note dolci e le parole innamorate di Jovanotti mi portano inevitabilmente a pensare a lei. Piccola, indifesa, gioiosa mi riempie il cuore con un’impetuosità tale che ogni volta esso deve aumentare di un po’ per assorbirne l’onda d’urto. Non lo può capire chi non lo ha provato, né può immaginarselo, né tantomeno giudicare. Il mondo, il mio mondo, sembra disegnato per esserle donato a piene mani, col mio tempo, le mie paure, le mie lacrime, le mie risate e le mie soddisfazioni, e anche il mio amore per te. E lei si prende tutto questo, avida, senza ringraziare, ma ripagandoci ogni giorno, con un sorriso senza denti, uno sguardo adorante e una carezza più o meno consapevole che ti fa formicolare la pelle nel punto in cui c’è stato il suo delicato contatto. Quando sento il motore borbottare e spingo l’acceleratore per riacquistare la velocità perduta durante la salita, realizzo del tutto di essere arrivata. Il parcheggio c’è sempre ed è facile, e, quando la macchina si adagia molleggiando nello sterrato davanti casa, spengo la macchina con polso deciso e tiro il freno a mano. La radio si è spenta all’improvviso; rimango un momento ferma com‘è mio solito, cercando di sbrogliare il filo dei miei pensieri e riponendolo in un cassetto nella mia testa. Ne ascolto l’eco lamentoso per qualche istante. Poi apro lo sportello ed esco. Vi amo, ho sonno e oggi sono felice.

Greta

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12 pensieri su “Ad ogni semaforo

  1. Anna ha detto:

    Proprio oggi anche io, tornando in macchina, lasciavo che i pensieri facessero il loro corso e mi sono stupita di quanto ormai la mia guida fosse quasi ” meccanica e automatica ” e di certo te ne stupirai anche te. Comunque è buffo come la mente, anche in una vita frenetica e irregolare, riesca sempre a trovare il proprio spazio. Anche durante un semaforo rosso. Ed è normale che la tua viaggi e vada soprattutto incontro alla bellissima creatura che con un suo semplice sguardo riesce a far vacillare anche quello stoccafisso della zia Anna 😉

    • gretapiccininni ha detto:

      stoccafisso??? ahahahahh. nella tua guida automatica non ci credo nemmeno se lo vedo, ma ti voglio bene così e ogni tanto a qualche semaforo rosso penso anche a te!

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