STORIA TRISTE/2 ovvero le mirabolanti illusioni amorose di Vdm

Direte, che palle, un’altra storia triste? Ma fattela na risata il primo dell’anno. Potrei. Ma ho promesso questa storia ad un’amica. Si perché questa storia triste non parla di me; è in effetti la “storia triste di un’altra persona”, a cui io presto la mia scrittura e un piccolo spazio nel mio inutile blog. Mi sento magnanima all’inizio dell’anno.

Dunque. Era una notte buia e tempestosa.

No era una serata normalissima, a soli due giorni dal mio angosciante esame di Dicembre, e avevamo fissato una cena da un amico che chiameremo per comodità Gigino. Insomma Gigino, che per un po’ era scomparso dalla circolazione perché studia Cinese (non fatelo mai, le persone muoiono quando studiano Cinese, è pericolosissimo pare. Potreste addirittura recarvi a lezione e trovare la Prof stesa supina per terra che tiene la lezione dal pavimento perché le fa male la schiena, il tutto come se fosse tutto perfettamente normale. So matti questi Cinesi. E se lo studi diventi un po’ come loro e sparisci dalla circolazione. Ma questa è un’altra storia e la parentesi sta diventando troppo lunga e non mi piace, è poco elegante.) decide di fare un cenone pre-natalizio tra amici, e come nelle tradizioni migliori riusciamo a raccattare una decina di persone nonostante gli esami, i malati, i lavoratori del Sabato sera (brutte persone) e quelli che avevano di meglio da fare. Tra i presenti c’era anche la nostra eroina che per amor di Privacy chiameremo la cara amica Vdm, data l’aura di gioia e ottimismo che la circonda come un’emanazione fisica e supercolorata della sua anima felice. La cena procede ottimamente, pasta al forno, spritz casalinghi e vinelli di varie fogge e colori, e pian piano la conversazione si fa più allegra e interessante. Così Vdm, alleggerita di un bel po’ di convenzioni sociali e remore morali dal flusso di enoparticelle giulive nel sangue, inizia a raccontare quella che era all’epoca ancora una storia gagliarda. Procediamo con ordine, per quanto la mia memoria possa consentirmelo, che son già poco brava a ricordarmi i cacchi miei. Vdm, persona ligissima al dovere, non usciva da un po’ per via di studio, lavoro, palestra, famiglia, serie tv, gatti, sociofobia e antropoodio, ma un giorno era riuscita ad incontrare comunque un baldo giovine grazie ad uno scambio di un attrezzo sportivo con una app per smartphone che ti permette di vendere gli oggetti e scambiarteli direttamente con una persona. In pratica una specie di Tinder per persone che hanno bisogno di una giustificazione per incontrare nuovi amici. Si erano perciò già scambiati il numero per organizzare la compravendita, e dopo che fu concluso l’affare iniziarono a messaggiarsi. Ma: lui aveva vent’anni, lei non era convinta, lui era un idiota. Quindi insomma per farvela breve la cosa finì con uno scambio di insulti e ciaone.

La sera stessa si verifica l’altro avvenimento fondamentale per la nostra storia triste: Vdm, impavida, riesce di nuovo a vincere studio, lavoro, palestra, famiglia, serie tv, gatti, sociofobia e antropoodio ed organizziamo una cena (orribile) con conseguente paxxerella decisione di andare a ballare in un locale dove fanno musica dal vivo (stupida di solito). Tra un salto e l’altro Vdm, adocchia il chitarrista, che, nonostante la tutina a righe bianca e nera e le bretelle da perfetto idiota, conservava comunque il suo fascino da musicista maturo. Tante occhiate, tante occhiate. Ma nulla. Proviamo a spingerla, a persuaderla, a lanciargliela tra le braccia, ma lei con un elegante “stocazzo” ci convince tutte ad andare a casa senza la soddisfazione di aver combinato un inciucio.

Poi da qui mi sono persa qualcosa, perchè si aggiungono su fb. Vdm sfida un’altra volta studio, lavoro, palestra, famiglia, serie tv, gatti, sociofobia e antropoodio e riesce valorosamente ad uscirci. Tutto bene. Lui meraviglioso, colto, chitarrista, dipinge, è professore, parla le lingue, è simpatico, è gentile. Ha insomma il patentino del ragazzo ideale.

.yeah

Continuano ad uscire. E prima o poi arriva il test supremo della Perfettitudine. Se fosse stato bravo a letto probabilmente se lo sarebbe sposato. Ma già dal bacio Vdm avverte con allarmante inquietudine che c’è qualcosa che non va. Il giorno dopo aveva letteralmente un labbro spaccato. Lo ho visto io. Giurin giurello. Facciamo un Summit (noi donne siamo persone capaci e razionali ed affrontiamo così i veri problemi della vita. Se qualcuno ha un problema, facciamo un summit. Se il Tipo ha fatto lo stronzo con qualcuna di noi, facciamo un summit. Se dobbiamo definire una strategia di azione facciamo un summit. Alle volte facciamo summit per capire perchè è tanto tempo che non facciamo summit) e l’esito del chiacchiericcio e cicaleccio è più o meno questo: “Suvvia Vdm devi dargli un’altra occasione, se ci stai bene ne vale la pena e comunque può sempre sorprenderti, magari era un attimino emozionato”.

Vdm che è una persona magnanima, come me i primi giorni dell’anno, gli da un’altra chance. Ed è così che abbiamo scoperto i veri nodi problematici dell’intera questione. Delle cose che nemmeno con dodici summit avremmo potuto risolvere:

  1.  Bacia male e basta. Non era emozione, semplicemente gli garba mordere peggio di Suarez e Vdm si ritrova un’altra volta col labbro tumefatto.
  2. Come sempre accade, il bacio era il preludio di una disastrosa performance sessuale. Nessuna Grazia, nessun sex appeal, nessuna esperienza. La disfatta di Caporetto. Una tragedia.
  3. A quanto pare aveva dei piedi veramente brutti. Non normo-brutti. Brutti da hobbit incidentato.

oh-no

Ora, ovviamente il terzo punto non è proprio fondamentale nella valutazione finale della performance amorosa, ma ha un ruolo rafforzativo.

La verità è che quando non c’è intesa sessuale, la storia è già arrivata al capolinea. Io lo so, tu lo sai, Vdm lo sa. Ma non è facile rassegnarsi al fatto di dover scaricare un uomo che può veramente piacerti tanto e attrarti finalmente mentalmente. Sull’onda di questo pout purri di emozioni, delusioni e “chepalle” la nostra amata Vdm ricomincia a sentire il ragazzino dell’app di compravendite, vincendo le regole sociali che impongono a noi donne di frequentare castamente un ragazzo alla volta e arrivare al matrimonio vergini, pronte e profumate per l’uomo della nostra vita. Li sente entrambi. Contemporaneamente.  Che scandalo.

Tornando alla nostra cena, ovviamente tra uno spritz, un vino rosso, un vino bianco, un prosecco e un altro spritz, tutta questa faccenda diventa l’oggetto di un’animata disquisizione in cui ognuno dice la sua. Non mancano i due semi-sconosciuti che si buttano nella mischia con entusiasmo un po’ sconvolto e il coinquilino israeliano che aggiunge un pizzico esotico di maschilismo e fancazzismo. Insomma facciamo un Summit internazionale (rango acquisito grazie al coinquilino israeliano, un paio di terroni e Gigino che ormai è mezzo cinese) sul fatto se sia giusto o meno uscire con due persone allo stesso tempo e cosa occorra fare se uno ti piace ma non vuoi andarci a letto MAI più (questione alquanto complessa). Poi segue un altro summit (ci piacciono un sacco) perchè scopriamo che quella sera stessa lei ha lasciato l’uscio socchiuso con entrambi i cavalieri e deve scegliere con chi uscire una volta finita la cena. Un sacco di risate, battute, alcol. Vdm è tutta raggiante. Potete immaginarvi come ci si può sentire da brille ad essere al centro di una conversazione a numerose voci. La protagonista della cena, concupita da più uomini contemporaneamente. Colei che detiene lo scettro del potere e deve decidere a chi concedere la propria attenzione. Una Venere alticcia insomma. Potete immaginarvi l’euforia? io si. Più o meno così…

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La serata prosegue gioiosamente, parte la supersfida Cranium, in cui il livello alcolico inizia a diventare invalidante. Alcuni giocatori sono ko sul tappeto e, rinunciando a rispondere alle domande, si proclamano vestali della clessidra, del blocchetto con matita e della plastilina, che finisce vittima di orrende raffigurazioni corporee. Vdm, quando ancora in grado di pensare, è indecisa, e rimanda a più tardi la soluzione.

Diventa tardi. L’amico-passaggio di Vdm deve andare via e lei con una prestazione fisica notevole si alza dal tappeto e lo segue. Baci, abbracci, i “ti voglio bene” detti anche agli stipiti delle porte come nella migliore tradizione alcolica e poi se ne vanno. Qui finisce la mia conoscenza diretta dei fatti. Nel senso che ciò che è successo dopo mi è stato raccontato o screenshottato. Io ero rimasta al fatto che lei quella sera appena uscita di là avrebbe sentito il Chitarrista o il Ragazzino per portare la serata ad un livello di divertimento superiore.

La mattina dopo la curiosità si sveglia prima di me. Mi prende a calci le palpebre. Mi sveglio e le scrivo. DEVO SAPERE CHI HA VINTO.

L’epilogo di tutta questa infinita e complicata vicenda è questo. Anzi, gli epiloghi, dato che ha scritto a entrambi.

EPILOGO 1: il Ragazzino

Scrive al ragazzino. Quello del’app. Ma lui non beve, non fuma, non fa una seppia e dunque è già a letto. Le risponde il giorno dopo. Una tristezza infinita che le farà infine optare per un ciaone veloce veloce. Troppo noioso.

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EPILOGO 2: il Chitarrista

Senza dubbio molto più divertente. Scrive al chitarrista. Parole poetiche, sentimentali, che colpiscono l’anima. Non capisco come sia potuta andare male. Io la avrei sposata. Una persona che ti fa ridere così tanto quanto ha fatto ridere me quando mi ha mandato queste conversazioni si merita l’anello. Punto. Preparatevi.

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(non eravamo a Palazzo Vecchio. Ovviamente. Se l’è inventato. Senza motivo)

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(Allora, per questo ho avuto bisogno di una spiegazione. Quel “!0842 è frutto del fatto che voleva scrivere “capire” ma aveva la tastiera numerica e non se ne era accorta. Poesia.)

Al di là del fatto che qualche volta la mia amica è la più simpy del mondo, la storia finisce che lui non le risponde in tempo (cioè sei una ciofega del sesso, una ragazza carina e spigliata ti da un’altra possibilità e tu non rispondi? Ma che diavolo hai che non va?) e la cosa in seguito si raffredda velocemente. Aveva a rispondere se era interessato. Non era nemmeno bravo e se l’era pure tirata. Adieu.

Dunque la regina della festa che doveva scegliere chi portarsi a casa è finita a casa sbronza e sola. Ma non è tutto Signori e Signore. La regina della festa che doveva scegliere chi portarsi a casa è finita a casa sbronza, sola e ha dormito abbracciata al wc, perchè ha vomitato l’anima. Ma non è tutto Signori e Signore (è un loop!!!). Tornando a casa ha fatto una delle sue cose tipiche. Se la conosceste e doveste dire cosa la caratterizza sarebbe questo (oltre all’antropoodio). Non riesce a non farlo ogni tanto, come un tic. Ha preso uno stortone epico con seguente frana fra i san pietrini del centro di Firenze che l’amico-passaggio ha riso mezzora. La corona le è cascata definitivamente e si è semi-slogata una caviglia.

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Insomma un male insopportabile e una Fdm epica.

E fu così che la regina della festa, che tanto si beava di quella sua condizione di potere e superiorità e che doveva scegliere chi portarsi a casa è finita a casa sbronza, sola, delusa, con una caviglia slogata, ha dormito abbracciata al wc e ha passato la domenica successiva a letto con la febbre a 38.

E’ una storia tristissima. Ho finito. Potete piangere.

 

Buon Anno.

G.

 

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STORIA TRISTE

Questa è una storia triste. Per persone che hanno voglia di sentire migliorare le loro giornate in contrapposizione con questo racconto. Triste da lucciconi e soffiata di naso. Così triste che quando mi è successo volevo piangere, urlare, lanciare oggetti a caso contro un povero fattorino.

Si perché questa è la triste storia di come la mia vita è cambiata e capovolta sottosopra sia finita nel giorno del mio venticinquesimo compleanno. (se non riconoscete la citazione VIA DAL MIO BLOG SUBITO).

Ieri nel tardo pomeriggio è successo un episodio che mi ha fatto ricordare controvoglia questa triste storia e così boh ve la racconto qui. Magari pensate a quanto siete fortunati voi. A me succede quando leggo i post tristi degli altri. è un po’ da stronzetti ma succede.

Allora. Immaginatevi il vostro 25esimo compleanno. Sei triste fondamentalmente. Perché avevi sedici anni ieri e oggi hai un quarto di secolo (rende meglio l’idea dello sconforto). Insomma iniziano ad essere troppi per andare a sbronzarsi al grido di “yeeeeeeeeee volahtuttooooo!!!!11!!” e troppo pochi per smettere già di festeggiarli – perchè quello si che ti farebbe sentire sul ciglio della Senilità. E così rimani in quel limbo di indecisione paralizzante, non sapendo bene cosa fare ma “meno male che è martedì e hai ancora quattro giorni per pensarci perché tanto si festeggia ovviamente nel weekend”.

Ma sei anche felice. Un po’, sotto i baffi, per non far vedere che ti è rimasta quell’infantile convinzione che chissà perché compiere gli anni sia qualcosa di speciale, e non uno scorrere delle lancette del tuo timer personale verso rughe e incontinenza. Quel sentimento puerile che ti fa svegliare canticchiando e che ti fa pensare che come nei film potrebbe succedere qualcosa di speciale solo per il fatto che oggi ti è stato convenzionalmente appioppato di botto un anno intero in più. Sei contenta, pensi che è la tua giornata, che tutti ti sorrideranno come nei musical, che ti arriveranno i regali più belli del mondo e tutti i tuoi amici faranno la fila per farti gli auguri di persona con una rispettosa stretta di mano (se siam contenti facciamoci prendere la mano dalla fantasia, sennò non ne vale la pena).

Poi nulla, vai all’uni dove nessuno si ricorda che è il tuo compleanno se tu non glielo suggerisci e poi li ringrazi come se ti avessero fatto degli auguri spontanei.

Torni a casa e non ci sono regali perchè in famiglia mia quando mai siamo puntuali nel fare qualcosa.

Il tuo Fida lavora.

Tutti i tuoi amici giustamente di martedì hanno una vita e i loro impegni e quindi “tanti auguri, tranqui ci becchiamo nel weekend, CIAONE.”

Il tuo venticinquesimo compleanno fa schifo. Anzi tutti i compleanni fanno schifo. Ma che dico la vita intera fa schifo.

Mentre ti trascini dal salotto alla cucina parlando con gli amici immaginari che non hai mai avuto nemmeno da bambina ma che hai inventato apposta per l’occasione, suonano il campanello. Che bello una visita! Qualcuno che passa a farmi gli auguri! Una gioia!

Apro. Ancora meglio di quel che speravo. Come apparso da un film romantico, fuori c’è un ragazzotto che deve consegnare dei fiori a ME. Cioè qualcuno mi ha mandato dei fiori! Nel senso che sono per ME capite? Qui ci vuole subito una formula nuova per calcolare il grado di soddisfazione raggiunto in quel momento.

MIO COGNOME SUL BIGLIETTO + MIO COMPLEANNO = FINALMENTE UNA GIOIA

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EVVAI

 

Guardo il fattorino con uno sguardo così felice e bramoso allo stesso tempo che evidentemente lo metto imbarazzo e invece di darmi i fiori fa un passo indietro. Lo guardo con aria interrogativa, e mi avvicino. Gli sorrido e gli prendo di mano i fiori come se fossero fatti d’oro, piano, con delicatezza, per non sciupare inavvertitamente nemmeno un petalo. Chiudo il portone e saltello allegra dentro casa pensando di chi può essere questa sorpresa magnifica. Uno spasimante segreto, il Fida che è impazzito d’amore, un amico lontano che non potendo portarmi un regalo sceglie di mandarmi un mazzo di fiori (?).

Appoggio il cesto per terra, mi siedo a gambe incrociate e apro il biglietto. La curiosità mi corrode le budella. Poi dopo le prime due parole tutta la gioia sparisce risucchiata in un buco nero materializzatosi all’improvviso da qualche parte tra il cuore e lo stomaco. Qualsiasi traccia di felicità viene spazzata via fino all’ultimo minuscolissimo atomo, con un lavoro così  perfidamente minuzioso che i Dissennatori di Azkaban in confronto sono dei simpaticoni. Non proferisco verbo ma da qualche parte dentro di me la voce della Me positiva e gioiosa che era rinata poco prima urla un lacerante :

 

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Il biglietto recitava così: “Por Vittorio. Gracias por lo quebsddjdhcsajkcbjnksljfàogpèwui”. Il resto del biglietto era confuso. Era in spagnolo. Non era per me. Poteva bruciare il biglietto, i fiori, la stanza, la spagna, l’intera galassia. Un’esplosione solare punitiva e terapeutica.

Ora, sti spagnoli (che poi ho capito dopo che avevano mandato i fiori ai miei per ringraziarli di aver ospitato la figlia in occasione di un concorso di danza organizzato da mio padre) non potevano scegliere un altro maledettissimo giorno per mandare dei fiori? Mettetevi nei miei panni, nei panni di una povera stolta che fino ad un momento prima aveva creduto di essere speciale, che veramente qualcuno le avesse amorosamente mandato dei fiori, che la felicità esista anche se stai per compiere troppissimi anni.

Segnali sbagliati dall’Universo. Un Universo che ti illude di amarti e poi ti lancia nella disperazione con un ghigno beffardo. Che amarezza.

Ho finito. Ora potete piangere.

G.

Il karma e la ragion perduta

Scrivo questo post tanto per sfatare il mito che le donne vogliono sempre la ragione e poi se la tengono ben stretta. Non che anch’io non lotti strenuamente per dimostrare di essere sempre nel giusto come ogni donna che si rispetti (e si faccia rispettare). Se lo sport nazionale dell’Uomo è lo zapping fancazzista tra canali di sport e canali di minchiate (DMax, Focus, Telecomplotto, Amici degli Ufo) alternati saggiamente per portarti all’esasperazione, il nostro è quello, e nessuno lo nasconde.

In questo caso contro la vendetta dell’Universo, non posso che ammettere le mie colpe.

L’EVENTO SCATENANTE E LA MIA REAZIONE

Capita che la settimana scorsa il Fida si prenda un raffreddore. Come ogni inizio Dicembre. Puntualissimo. Non so se lo scrive sull’agenda o se abbia fatto qualche un patto col demone del Moccio, fatto sta che ogni Dicembre finisce KO. E sappiamo benissimo tutti cosa voglia dire finire KO per un uomo. Lamenti, preghiere, impossibilità alle mansioni più semplici, spesa in farmacia, ambulanza, telefonata al prete.

Ecco io non sono esattamente la fidanzatina amorevole che di fronte a tutto ciò indossa camice e babbucce orrende da infermiera per dedicarsi con tutta se stessa al sollievo dell’amato. Proprio no (e non lo dico con troppo orgoglio). Io passo da tutta una serie di reazioni che vanno dall'”ok ti faccio il massaggino proprio perché ti vedo in fin di vita” al “non stai mica morendo, hai rotto, io esco con le amiche”. Perché in fin dei conti è solo un raffreddore per Toutatis, e non c’è alcuna dimostrazione scientifica che questa malattia stagionale abbastanza comune ti renda invalido al deambulare, all’uscire a bere una birra, o al fare una qualsiasi cosa senza dover chiedere a me. In ogni caso, l’amor cortese vuole che, lungi dall’esternare acidamente questi pensieri inizialmente legittimi, ci si limiti a qualche blando sfottò e a qualche sbuffo (dopo che ti ha chiesto di andargli a prendere l’acqua al piano di sotto esattamente nel momento in cui ti sei finalmente infilata sotto le coperte ❤ ), il tutto condito dal sempre presente “dai via non stai mica morendo”.

Questo per una settimana. Poi sabato scorso il colpo di scena. Il Fida doveva andare ad un concerto su al Nord per cui aveva imbastito un casino infinito fra amici e macchine varie, dimostrando un certo attaccamento all’evento. Per cui ero convinta che ciò che non aveva fatto per me (rimboccarsi le maniche e reagire a questa malattia debilitante), lo avrebbe fatto senz’altro per i suoi veri amori: la birra e la musica Reggae. E invece no. Arriva e mi comunica il giorno prima che probabilmente non sarebbe andato perchè non se la sentiva.

“Caspita” ho pensato “forse è peggio di quel che credessi”….o forse gli faceva fatica, dato che la mattina stessa aveva anche dovuto lavorare. Mi dispiaccio per lui (sinceramente), tento di convincerlo ad andare, non ci riesco, accantono la cosa, proseguo la vita. Tutto regolare.

LA VENDETTA DEL FUCKING KARMA

E niente, ieri con nonchalanche la mia dolce mammina mi fa “Senti ma te il tuo Fida quando sta male non lo metti in Quarantena?”

“In che senso Mà?”

“Nel senso di vietargli ogni contatto con te onde evitare il contagio”

“Mah non è che ci scambiamo tante effusioni quando sta male, tanto gli viene l’AGRUS™*”

[*forma di insofferenza cronica all’estrema vicinanza di un qualunque oggetto o persona, inclusa la tua ragazza, alla zona bocca-naso, dovuta ad una respirazione strana o difettosa (?). Può acuirsi in caso di raffreddore, mal di gola ed altre malattie dell’apparato respiratorio. Non consultare il medico per non sentirsi dire che il tuo ragazzo non è malatto ma solo anaffettivo]

“Boh ieri ti ho vista che gli davi un bacino. GUARDA CHE POI TI AMMALI”

E quando tua madre ti dice così, puoi star certa che non è un consiglio. E’ UNA PREVISIONE.. Tempo cinque minuti, finisco di mangiare, trallallà me ne vado a svaccarmi sul divano e inizia la fase dell’abbiocco. Tutto regolare.

Poi inizia. La sensazione della morte che scivola dentro di te. Inizi a percepire la malattia che ti entra dal naso, inizi a sentire l’ODORE della malattia (vi è mai successo di provarlo? di sentire odore di influenza e credere sia il divano o il plaid che ha conservato i germi dall’ultima persona malata che vi ha appoggiato le sue stanche membra? NO? ottimo).

In due minuti si inizia a chiudere il naso, come se qualcuno ci stesse infilando dentro il cotone a ciuffi, inizi a sentire uno spillo in gola, che piano piano si allarga e diventa una spada, che diventa una lancia, che diventa una catapulta, che diventa un buco nero di dolore che speri ti inghiotta per smettere di soffrire.

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 SEI UNA FATTUCCHIERAAAA!!!!

LA MORALE

Sono due giorni che mi sono trasformata in una produzione industriale di moccio, e mi sono dovute spuntare le branchie per fare in modo che io continuassi a respirare. Ho perso l’uso dell’udito, dato che ho le orecchie tappate e sento un muggito al posto di qualsiasi voce. Mi trovo nell’incapacità di dialogare normalmente in italiano corretto, dato che tutte le mie consonanti labiali sono state sostituite dalla B. Ho consumato sei pacchetti di fazzoletti e anche il mio naso a furia di soffiarmelo. Ho qualche linea di febbre che ignoro alla grande perchè lunedì ho un esame e la consapevolezza della febbre è la febbre essa stessa. Ho preso in ordine sparso: Un brufen, un tachifludec, varie caramelle per la gola, tre tisane, un latte caldo con miele e un Efferalgan Spagnolo (donatomi amorevolmente dal Fida che ora sta molto meglio—-> maledetto).

L’AMMISSIONE

Non capiterà spesso ed è bene che non ci faccia troppo l’abitudine, ma devo ufficialmente chiedere scusa al Fida (e lo faccio qui sul blog perchè so che non lo legge) perchè questo è ufficialmente un Raffreddore della Morte e fa stare malissimo. Aveva ragione a pieno, ma se la prossima volta non me lo attacca per dimostrarmelo, possiamo comunque accordarci su qualche compromesso.

PS: Rimango comunque in pieno possesso di tutte le facoltà motorie ed intellettuali e non ho ancora chiamato il prete, non vi preoccupate. Sono ancora una Femminuccia.

PPS: ho ammesso il torto anche di persona,com’è giusto che sia.

Alla prossima se non muoio.

Greta

Cosa avete nelle tasche?

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Qui dopo il referendum è successo il finimondo. Chi urla e sbraita, chi lancia dardi fiammeggianti sui social, chi minaccia sputi in faccia (notare l’eleganza), chi non si sente più italiano – mentre lo era fino al giorno prima con una classe politica pietosa e eletta illegittimamente grazie ad una legge elettorale incostituzionale-, chi prevede cataclismi e inondazioni di liquami vari. Insomma se ne dicono di tutti i colori. Ma sempre con la assoluta certezza di avere la Verità in tasca.

BEATI VOI.

In questo momento io in tasca ho:

  • un euro (evvaaai)
  • dieci scontrini
  • cartacce varie non identificate
  • fazzoletto usato
  • tre carte di caramelle (avere una figlia comporta il trovarsi cartacce e rifiuti ovunque quando meno te lo aspetti)
  • otto mollette (che cerco sempre disperatamente e che si volatilizzano e materializzano nelle mie tasche dove le ritrovo dopo molti anni)
  • tre fiammiferi (???)

Se sono particolarmente fortunata quando faccio il cambio di stagione posso trovare ben dieci euro dimenticati la stagione precedente. E in quel caso vengono spesi subito per festeggiare il fatto di averli trovati.

Però la Verità non me la sono mai ritrovata in tasca. Chissà magari c’ho troppa roba e non c’entra. Vedi ad essere disordinati.

 

Greta

Forse era meglio sotto copertura

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Nell’ultimo mese ho scoperto un sacco di blog fighi. Un sacco di blog di persone a caso che scrivono cose a caso con maestria ed arroganza. Sto parlando di quel tipo di blogger sagaci e dalla penna (o tastiera) assolutamente formidabile che parlano della loro vita e delle loro esperienze in modo completamente aperto e disinibito. Sono i blogger anonimi. Quelli che hanno avuto la saggia idea di non rivelare la loro identità e di non sbandierare ai quattro venti di avere un blog e di scriverci i propri (spesso inutili e casuali ) pensieri, esattamente come ho fatto io. Brava me. Ottima mossa.

Non che tutti siano poi veramente riusciti a non far sapere chi sono, dato che bastano delle doti mediocri da stalker dei social (si sto facendo la modesta), per ottenere qualche informazioncina utile. In ogni caso hanno il grande vantaggio di avere carta o schermo bianchi per poter dire esattamente quello che gli passa per la testa nel momento stesso in cui gli passa. Possono fare anche i fighi molto meglio di me, dato che qualunque esagerazione o invenzione descritta nel blog come realtà, lo diventa automaticamente, dato che nessuno può di fatto smentirli. Insomma è una bella vita. Ti crei un io diverso, racconti quello che vuoi, puoi usare il doppio del sarcasmo (per il quale intendiamoci ci vuole pur sempre una certa predisposizione, non è arte da tutti),e pertanto risulti più interessante e divertente.

Io ho una bimba, sono mamma, studio, racconto molti sentimentalismi con poco pepe. Una noia.

Avrei potuto essere un’esperta di bondage, una viaggiatrice che spende soldi arrivati chissà da dove in giro per il mondo, una top model disinibita. E invece ho raccontato la verità. Da domani forse aprirò un altro blog, sulle avventure incredibili e mirabolanti di una ragazza libera ed emancipata. Si ma niente moda…i fashion blogger sono meno interessanti dell’insalata scondita (opinione personalissima). Il sesso sì, quello da sempre quel tocco un po’ moderno e libertino che piace molto online. Stanotte ci penso.

E se anche dovessi decidere di farlo davvero non lo sapreste mai. Ciaone.

Arieccomi

WordPress mi ricorda che è più di un anno che non pubblico qualcosa sul blog. E ciò mi scatena una sequela di reazioni non per forza coerenti e non per forza logiche. AH ma avevo un blog? è già passato un anno? ma cosa scrivevo? probabilmente scemenze. Forse non tutte scemenze. Alcuni articoli sono anche carucci. O comunque sono dei ricordi a cui sono personalmente affezionata. Ma perchè scriverli su un blog? In fin dei conti perchè la gente dovrebbe leggerli? Eppure qualcuno li leggeva. Qualcuno mi faceva persino i complimenti. Perfino io ogni tanto ne andavo fiera di questa mia piccola creatura. Allora forse è il caso di non abbandonarlo? Si ma non ho tempo. E poi mi conosco. Quando distribuivano la costanza io ero in fila per la pigrizia. O la polemica. Non ricordo.

Vi salto un po’ di passaggi di questo flusso di coscienza interiore giusto per non annoiarvi troppo. Ma la conclusione è che si, in fondo in fondo mi dispiace molto averlo abbandonato. Mi piaceva, mi divertiva e mi stimolava. E allora ho deciso che ci riprovo per la seconda o terza volta, ripromettendomi ogni volta la doppia dose di impegno di quella precedente e ben sapendo che ce ne metterò la metà. Ma questa sono io, e purtroppo non cambio nemmeno sul web. Ciao wordpress. Benritrovato =)

Marionette

Il cuore gioisce ma l’orgoglio è ferito.
Ma quando il cuore gioisce nient’altro può frapporsi fra lui e il motivo della sua felicità. Non a lungo almeno.
E’ questa la fregatura dell’amore. Il cuore prende il sopravvento e diventa prepotente a tal punto da sopraffare tutto il resto con facilità e dimestichezza.
Non c’è più ragion che tenga, l’orgoglio si allontana brontolando piano piano, il cervello guarda torvo con disapprovazione, il buonsenso ha rinunciato ormai da tempo e osserva da lontano scuotendo la testa.
E’ così che si diventa burattini del cuore, con mani e piedi legati da fili invisibili, costretti nostro malgrado a saltellare scoordinati la danza sfiancante dell’amore.

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 Greta