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Qualche giorno fa mi è arrivata questa mail da una mamma che ha inventato un nuovo semplice ed efficace metodo per comprare su internet tutto quello che può servire dopo l’arrivo in una famiglia di un simpatico nanetto.
Si chiama Roberta D’Onofrio, mamma di due bambini, Lara di 2 e Ale di 4 anni. Dopo diversi anni di lavoro nel marketing e poi nell’informatica, complice la nascita dei suoi figli, ha cominciato a frullarle nella mente l’idea di intraprendere un’attività dove fosse possibile conciliare le sue esperienze lavorative con i contenuti che riguardano il mondo dell’infanzia.

Mentre l’idea era lì che sedimentava, lasciata un po’ a se stessa, come spesso accade, le è capitato sotto mano un bando della Provincia di Roma per il finanziamento di progetti innovativi. E… eccola qui! A scriverci per raccontare di un’idea che è al nastro di partenza.

Si chiama Famideal – http://www.famideal.it – ed è il primo sito italiano di couponing per famiglie con bambini. Perchè parta con il piede giusto, Famideal ha bisogno che le mamme e i papà della rete, che per i loro figli cercano cose e tempo di qualità, con un occhio attento al risparmio, si uniscano in una tribù. Girandosi le idee l’un l’altro, con il tam tam tipico di uno spirito social e la convinzione che, se si acquista insieme, anche la qualità costa meno!

Così vi parlo di questo progetto, che nasce dall’idea e dall’intraprendenza di una donna che grazie alla fantasia ha saputo conciliare lavoro e famiglia in un unico, geniale progetto.

ROMA, 12 febbraio 2013

NASCE FAMIDEAL, PRIMO SITO ITALIANO DI COUPONING PER FAMIGLIE CON BAMBINI.

Spirito social, sconti, forum, prodotti per contrastare la crisi. E un concorso per mamme e papà in rete.

Si chiama Famideal il nuovo sito internet dedicato a mamme e papà con figli piccoli. Offre principalmente servizi di commercio elettronico mirato, dove i genitori possono acquistare ciò che serve, ciò che piace e ciò che diverte. Realizzato tramite la formula anti-crisi che sta incontrando sempre più interesse nelle famiglie italiane: le promozioni attraverso un coupon, con offerte a tempo valide al raggiungimento di una soglia minima di acquirenti.

Il portale offre anche idee, forum, consigli, analisi di prodotti e, in occasione del lancio, ilconcorso “Giraci la tua idea!” indirizzato a tutte le mamme e i papà della rete. Mentre ci si prepara al lancio della piattaforma di couponing, la start-up romana ha dato il via così, in uno spirito social, allo scouting delle prime offerte a tempo di prodotti e servizi da proporre on-line.

“L’idea è venuta da una mia esigenza di mamma – racconta Roberta D’Onofrio, 37 anni, impiegata in una società di informatica e promotrice dell’iniziativa. “Mi ostinavo a cercare sui siti di offerte una promozione che facesse al caso nostro. Con Lara e Ale siamo in quattro e con mio marito abbiamo capito in fretta che se stanno bene loro stiamo meglio anche noi. Invece non facevo altro che trovare, prevalentemente, cene e week-end adatti a coppie di fidanzati, trattamenti di bellezza o prodotti tecnologici. Siamo in tanti, mi sono detta, genitori ai quali piacerebbe trovare in un unico portale cose di qualità ma anche tempo di qualità per la propria famiglia, con un occhio attento al risparmio”. Così è nato Famideal, progetto che si è guadagnato il secondo posto al bando per la concessione di contributi alle imprese attive nel territorio del Litorale Nord della Provincia di Roma, promosso dell’Amministrazione Provinciale, che ha finanziato a fondo perduto nuovi progetti imprenditoriali.

IL MONDO FAMIDEAL
Il mondo Famideal è ampio: divertimento da vivere in famiglia, vacanze, ristoranti e locali a misura di bambini. Esperienze, corsi e laboratori per imparare e crescere insieme. Giocattoli, abbigliamento, oggetti di design e prodotti eco-bio per genitori green (o aspiranti tali). Prodotti per la cura e per la sicurezza del bambino, ma anche ciò che serve per coccolare la futura mamma.

I TEMPI
La piattaforma di couponing verrà lanciata a marzo. Nel primo periodo il focus sarà su Roma e dintorni, seguiranno a stretto giro le principali città italiane.

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http://www.famideal.it

info@famideal.it

http://www.facebook.com/Famideal

twitter.com/Famideal

Ufficio Stampa
Daniela Iozzo
Tel: 392.1878507
diozzo@famideal.it

Greta

Cara Sara Tommasi, non che io voglia dedicarle più di poche righe in questo mio blog con ben altri intenti e ambizioni, ma, dal basso della mia monumentale e altrettanto volontaria ignoranza sui suoi trascorsi, volevo farle notare un insignificante particolare: non è che per caso lei, eccellentemente laureata all’università Bocconi di Milano in economia, e quindi dotata, se non di intelligenza, quatomeno di un notevole titolo di studio, ha sprecato non pochi anni della sua vita facendosi una cultura economica per cui sicuramente nessuno la ricorderà?

E’ certo che la sua performance davanti a Montecitorio ( e non solo quella)  ha fatto sì che in futuro, anche se lei potrà parlare di cose interessanti e di una certa rilevanza culturale, nessuno sentirà nemmeno una parola di quello che lei ha da dire; saranno tutti impegnati a guardare altro e a pensare ad altro. Dunque, per logica conseguena, lei ha impiegato anni e anni di studi economici quando quello che di cui voleva fare bella mostra lo aveva fin dalla nascita. Probabilmente è solo questione di priorità.

Morale: ragazze, se avete intenzione di sfruttare il vostro corpo, la vostra bellezza, e anche la vostra seria mancanza di inibizioni e di decoro per fare strada nella vita, non statevi ad affannare appresso a libri ed esami universitari. Sfruttate il vostro tempo andando dall’estetista, dal parrucchiere o a quegli elegantissimi festini dove la vostra presenza è visibilmente apprezzata. Tutto il resto è solo uno spreco di tempo.

A meno che non vogliate entrare in Parlamento.

 

Con simpatia e un pochino di amarezza,

Greta

Non me l’aspettavo, non mi aspettavo proprio, in una giornata qualunque, sul sedle posteriore della macchina, di poter scorgere Firenze in tutta la sua bellezza, mentre giocava a nascondino dietro le ville e gli alberi di Viale Michelangelo, quando, al nostro passaggio questi la coprivano alla vista. Poi rispuntava, talvolta interamente, talvolta rendendo visibili solo le punte degli edifici più alti. Vivendola quotidianamente ci si dimentica com’è incantevole dall’alto, da lontano, e guardando dal Piazzale la maestosità incontrastata del Duomo che sovrasta l’intero intrico di vie e viuzze più o meno ordinate, ci si riscopre innamorati.
Cullata dalle colline, appare serena e altera al tempo stesso; consapevole di avere una lunghissima storia importante e affascinante e di essere intrisa di cultura e bellezze architettoniche, si dispiega elegantemente in tutta la sua fierezza, facendo scintillare i marmi bianchi e verdi del suo imponente orgoglio alla luce del tenero sole invernale.
L’Arno serpeggia in mezzo alla città che vi si rispecchia vanitosa e regalandoci meraviglie come Ponte Vecchio, dove le piccole case pittoresche si tengono strette in un caratteristico abbraccio un po’ caotico per non cadere nell’acqua scura.
Non ci sono parole, poi, per descriverla nel momento del giorno in cui il sole scende dietro le colline dipingendo tutto il cielo del colore dell’amato giglio, regalando sfumature violette che, riflesse ed intensificate dal fiume, rendono il paesaggio surreale, dominato dalla gigantesca sagoma sinuosa del cupolone.
Ma di tutto questo ci si dimentica, avendo sempre tutto ciò davanti agli occhi o, al contrario, camminando a testa bassa nella fretta quotidiana; addirittura, spesso, vedendo turisti in visibilio fotografare ovunque, li guardiamo anche un po’ di traverso, senza fare caso che davanti all’obiettivo c’è magari il Biancone di piazza della Signoria.
E invece Firenze si merita tutti gli sguardi e tutte le attenzioni, perché diciamocelo….ll’è bella e ll’è bella tutta, da ì campanile a ì piazzale Michelangelo, dagli Uffizi a ì battistero, e ll’è uno spettaholo un c’è che dire, e dulcis in fundo, ll’è anche hasa mia!

 

 

 

 

Greta

So che con questo articolo andrò incontro a molte critiche, soprattutto da parte di conterranei, irriducibili sostenitori di questo “strabiliante mito, esempio di libertà e rivoluzione, ovviamente esente da difetti e contraddizioni, per carità di Dio, al punto che non si può proprio che chiamarlo Eroe”. Si, come no. E’ un rospo che ho in gola da molto tempo, fin dall’adolescenza e dai tempi dei collettivi studenteschi, che ancora oggi ritengo essere un coacervo di luoghi comuni. Ed ora ve lo sputo fuori tutto insieme e lo faccio riproponendo un post trovato sul blog di Fabrytech su Blogger a questo link:
http://fabryunitech.blogspot.com/2011/03/la-vera-storia-su-ernesto-che-guevara.html
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Inutile dire che condivido in pieno larga parte di ciò che scrive e che si ritrova in numerosi libri ed è anche riportato ampiamente sul web.

LA VERA STORIA SU ERNESTO CHE GUEVARA

Se quella che segue sia la vera storia su Ernesto Che Guevara possiamo anche avere dei dubbi, ma sicuramente questo personaggio non è sicuramente quello che tutti credono. Difatti a supporto della crudeltà del Che abbiamo la testimonianza di un un certo Felix Rodriguez che ha avuto modo di conoscerlo.
Purtroppo nelle manifestazioni pacifiste viene sfoggiato da persone che non conoscono la storia, le stesse persone che inneggiano al comunismo senza sapere che il comunismo ha fatto molti più morti del nazismo e del fascismo messi insieme. Basta andare a leggere “il libro nero del comunismo” per capire quanto i regimi sia di destra che di sinistra siano negativi.
E anche un eroe della rivoluzione e della libertà come Che Guevara non è quello che sembra.
Prendendo sempre il tutto con il beneficio del dubbio leggete quanto segue e dopo forse quando vedrete una maglietta o una bandiera con la faccia del Che vi verrà voglia di evitare quelle persone.

Ernesto “Che” Guevara: la verità rossa e la verità vera

La storia dovrebbe essere oggettiva, ma in realtà alcuni aspetti vengono da sempre distorti e adattati alle convinzioni ideologiche di chi li tratta. In un paese che si definisce antifascista (ma non evidentemente anticomunista…) certi aspetti “scomodi” del Comunismo sono da sempre ignorati. La Storia ne è piena: i massacri delle Foibe, i massacri dei 20.000 soldati italiani nei Gulag Sovietici su ordine di Togliatti, ecc…
La storia di Ernesto Guevara rappresenta forse il più grande falso storico mai verificatosi. Tutti conoscono la storia “ufficiale” del Che. Chi non ha mai sentito parlare del “poeta rivoluzionario?” Del “medico idealista”? Ma chi conosce le reali gesta di questo “eroe”?
Da tempo immemore il volto leonino di Ernesto “Che” Guevara compare su magliette e gadgets, in ossequio all’anticonsumismo rivoluzionario. La fortuna di quest’eroe della revoluçion comunista è dovuto a due coincidenze: 1) – “Gli eroi son sempre giovani e belli” (La locomotiva – F. Guccini); come ironizzò un dirigente del PCI nel ’69, se fosse morto a sessant’anni e fosse stato bruttarello di certo non avrebbe conquistato le benestanti masse occidentali di quei figli di papà “marxisti immaginari”. 2) – l’ignoranza degli estimatori di ieri e di oggi. Il “Che”, infatti, viene associato a tutto quanto fa spettacolo nel grande circo della sinistra: dal pacifismo antiamericano alle canzoni troglodite di Jovanotti «sogno un’unica chiesa che va da Che Guevara a Madre Teresa».
Meglio allora fare un po’ di chiarezza sulla realtà del personaggio: Ernesto Guevara De la Serna detto il “Che” nasce nel 1928 da una buona famiglia di Buenos Aires. Agli inizi degli anni 50 si laurea in medicina e intanto con la sua motocicletta gira in lungo e in largo l’America Latina. In Guatemala viene in contatto con il dittatore Jacobo Arbenz, un approfittatore filosovietico che mantiene la popolazione in condizioni di fame e miseria, ma che gira in Cadillac e abita in palazzotti coloniali. A causa dei forti interessi economici degli Usa in Guatemala, viene inviato un contingente mercenario comandato da Castillo Armas a rovesciare il dittatore. Il “Che”, anziché sacrificarsi a difesa del “compagno”, scappa e si rifugia nell’ambasciata argentina; di qui ripara in Messico dove, in una notte del 1955, incontra un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba: Fidel Castro. Subito entrano in sintonia condividendo gli ideali, il culto dei “guerriglieri” e la volontà di espropriare il dittatore Batista del territorio cubano. Sbarcato clandestinamente a Cuba con Fidel, nel 1956 si autonomina comandante di una colonna di “barbudos” e si fa subito notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne della sua unità combattente ruba un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo, Guevara lo fa legare ad un palo e fucilare. Castro sfrutta al massimo i nuovi mezzi di comunicazione e, pur a capo di pochi e male armati miliziani, viene innalzato agli onori dei Tg e costruisce la sua fama.
Dopo due anni di scaramucce per le foreste cubane, nel ’58 l’unità del “Che” riporta la prima vittoria su Batista. A Santa Clara un treno carico d’armi viene intercettato e cinquanta soldati vengono fatti prigionieri. In seguito a ciò Battista fugge e lascia l’Avana sguarnita e senza ordini. Castro fa la sua entrata trionfale nella capitale accolto dalla popolazione festante. Una volta rovesciato il governo di Batista, il Che vorrebbe imporre da subito una rivoluzione comunista, ma finisce con lo scontrarsi con alcuni suoi compagni d’armi autenticamente democratici. Guevara viene nominato “procuratore” della prigione della Cabana ed è lui a decidere le domande di grazia.
Sotto il suo controllo, l’ufficio in cui esercita diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccise oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d’armi che si rifiutavano di obbedire e di piegare il capo ad una dittatura peggiore della precedente.
Nel 1960 il “pacifista” GUEVARA, istituisce un campo di concentramento (“campo di lavoro”) sulla penisola di Guanaha, dove trovano la morte oltre 50.000 persone colpevoli di dissentire dal castrismo. Ma non sarà il solo lager, altri ne sorgono in rapida successione: a Santiago di Las Vegas viene istituito il campo Arca Iris, nel sud est dell’isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il Campo Capitolo, un campo speciale per i bambini sotto i 10 anni. I dissidenti vengono arrestati insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati viene lasciata con indosso le sole mutande in celle luride, in attesa di tortura e probabile fucilazione.
Guevara viene quindi nominato Ministro dell’Industria e presidente del Banco Nacional, la Banca centrale di Cuba. Mentre si riempie la bocca di belle parole, Guevara sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale dell’Avana. E’ facile chiedere al popolo di fare sacrifici quando lui per primo non li fa: pratica sport borghesissimi, ma la vita comoda e l’ozio ammorbidiscono il guerrigliero, che mette su qualche chilo e passa il tempo tra parties e gare di tiro a volo, non disdegnando la caccia grossa e la pesca d’altura. Per capire quali “buoni” sentimenti animassero questo simbolo con cui fregiare magliette e bandiere basta citare il suo testamento, nel quale elogia «l’odio che rende l’uomo una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere». Sono queste le parole di un idealista? Di un amico del popolo? Se si, quale popolo? Solo quello che era d’accordo con lui?
Guevara si dimostra una sciagura come ministro e come economista e, sostituito da Castro, viene da questi “giubilato” come ambasciatore della rivoluzione. Nella nuova veste di vessillifero del comunismo terzomondista lancia il motto «Creare due, tre, mille Vietnam!». Nel 1963 è in Algeria dove aiuta un suo amico ed allievo, lo sterminatore Desirè Kabila (attuale dittatore del Congo) a compiere massacri di civili inermi! Il suo continuo desiderio di diffusione della lotta armata e un tranello di Castro lo portano nel 1967 in Bolivia, dove si allea col Partito comunista boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale. Isolato e braccato, Ernesto De La Serna viene catturato dai miliziani locali e giustiziato il 9 ottobre 1967.
Il suo corpo esposto diviene un’icona qui da noi e le crude immagini dell’obitorio vengono paragonate alla “deposizione di Cristo”. Fra il sacro e il profano la celebre foto del “Che” ha accompagnato un paio di generazioni che hanno appeso il suo poster a fianco di quello di Marylin Monroe. Poiché la madre degli imbecilli è sempre incinta, ancora oggi sventola la bandiera con la sua effige e i ragazzini indossano la maglietta nel corso di manifestazioni “contro la guerra”. Come si fa a prendere come esempio una persona così? Possibile che ci siano migliaia di persone (probabilmente inconsapevoli della verità) che sfoggiano magliette con il suo volto? In quelle bandiere e magliette c’è una sola cosa corretta: il colore. Rosso, come il sangue che per colpa sua è stato sparso.
In un film di qualche anno fa Sfida a White Buffalo, il bianco chiede al pellerossa: «Vuoi sapere la verità rossa oppure la verità vera?». Lasciamo a Gianni Minà la verità rossa, noi preferiamo conoscere la verità vera.
Greta
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