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Mi piace il treno. Mi è sempre piaciuto, anche quando ero costretta a prenderlo almeno due volte a settimana. E siccome, lo ammetto, il mio papà mi viziava, viaggiavo comunque in Frecciarossa.

Un’ora e mezza tutta, competamente per me, cosa che adesso, ovviamente, posso solo apprezzare di più. Un’ora e mezza che la maggior parte delle volte si eclissava dalla mia vita , dal momento che mi addormentavo un minuto dopo che il treno partisse, e mi risvegliavo direttamente mentre stava entrando a Roma Termini. Deve essere l’effetto “dondolo” dell’alta velocità, oppure sono io che sono narcolettica! Ad ogni modo stavolta ho preso un treno nuovo: Italo. Superaccessoriato al punto da avere addirittura la carrozza cinema: quattro schermi appiccicati al soffitto, posti dotati di cuffie ed un film già incominciato.

Ma tanto già sapevo che probabilmente non avrei guardato il film, nè avrei usufruito della connessione Wi-fi gratuita, nè tantomeno avrei studiato come mi ero ripromesa di fare, ignorando deliberatamente il cipiglio di rimprovero del mie dispense di inglese ( disegnato da me medesima per farmi sentire in colpa quando non studio abbastanza!). Io in treno guardo fuori. Osservo quel paesaggio che mi sfreccia accanto senza darmi modo di coglierne i particolari. Passo l’Arno, che appare solo per un attimo alla vista serpeggiando, passo in mezzo alla campagna toscana, ai suoi campi verdi e ai suoi rustici cascinali, poi passo quella romana e infine giungo a destinazione. Non devo fare nulla. Posso solo lasciare che gli occhi vaghino distrattamente su quella successione frenetica di boschi e colline, frugando tra i prati battutti dal vento, simili a scintillanti mari verdi, le nuvole che sfreccoiano veloccissime aiutate dalla velocità del treno, e i pensieri e i ricordi che fluiscono liberi. E i ricordi sono tanti. Sto tornando. Torno a vivere una giornata della mia vita di due anni fa.

Accompagnata dalle energiche note di Bon Jovi. It’s my life.

Greta

Mi ritrovo sdraiata.
E con stupore sono esattamente dove vorrei essere.
Sento l’erba tagliata da poco che mi solletica la nuca e si mescola ai capelli.
La prospettiva del cielo, da qui, è come una nuova scoperta;
Pare immenso, adeguato a contenere gli eterei sogni di tutti.
Giocherello con le dita con i petali delicati di una margherita che si affaccia timida tra il verde, con premura, senza staccarli, senza farle male, nessun violento “m’ama non m’ama”.
Le cime degli alberi che fanno capolino nell’azzurro dai margini della mia visuale stuzzicano le nuvole che passano lente, adagio, con un moto sempre uguale a se stesso.
Penso che, in fondo, sono un po’ della persona che avrei voluto essere.
Appena presuntuosamente me ne compiaccio.
E con un pensiero, mi abbraccio.

Greta

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