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Dopo un pò impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima. E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse. E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto non con il dolore di un bimbo. Ed impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta, se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori. E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero.”

Karla Troiani

 

Dopo un pò impari che non ci sono castelli nè principi azzurri. Impari che le cose nella vita reale non funzionano da sole, ma vanno fatte funzionare. Impari che tutto è maledettamente difficile e sfibrante e che ci vuole una consistente dose di determinazione anche soltanto per ingoiare l’orgoglio e rimarginare le ferite. E impari che alla fine dei conti sei l’unica persona su cui puoi contare veramente per tutta la vita. Sei l’unica che ci sarà sempre e che comunque vada può essere capace di accettarti per come sei. Nessun altro.  Perciò impari a prenderti cura di te stessa, ad asciugarti le lacrime da sola e a trovare un briciolo di coraggio anche quando pensavi di avere finito le scorte. E impari ad amarti.

 

 

 

Greta

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C’era una ragazza l’altro giorno. Era lì seduta davanti a me, fisicamente. Ma si vedeva che stava viaggiando lontano, in un mondo immaginario, originato da fitte lettere nere su fogli bianchi, trasformato poi in vivide e colorate rappresentazioni con la fantasia. Non era minimamente interessata dal plumbeo cielo minaccioso, né dal violento movimento sobbalzante dell’autobus, né tantomeno tal prepotente vocio di un gruppo esaltato di scolari. Con la fronte aggrottata e la bocca contratta nello sforzo di rimanere ancorata ad un’altra dimensione, faceva scorrete avidamente gli occhi riga dopo riga, divorando lettere, parola, frasi e pagine intere. Ogni tanto le labbra smettevano di essere mordicchiate per tendersi in un accennato sorriso, involontario quanto incomprensibile ad occhi estranei. Sempre senza alzare lo sguardo dal libro dopo un po’ ha suonato il campanello per prenotare la fermata. Costretta finalmente a distogliere l’attenzione dalla lettura ha lanciato una rapida occhiata fuori dal finestrino gocciolante, nella luce cupa di un’insolita giornata apparentemente autunnale, per poi immergersi nuovamente nella proiezione di quel posto che non c’è ma che si fa sentire così forte, per godere più avida di prima di quegli ultimi attimi, prima di dover uscire nella fredda e bagnata vita reale. Ritrova il segno con un velocissimo movimento delle lunghe ciglia, poi, mentre il bus rallenta, sospira, chiude il libro di scatto, lo ripone con amorevole cura nella borda e si alza; veloce, sicura, altera ed indifferente si tira su il cappuccio e scende con passo deciso, più determinata nell’affrontare il mondo fuori perché consapevole di avere un Universo dentro, colorato, emozionante, polimorfo e dalle mille possibilità. Sa di avere il suo libro nella borsa. E sa che quando questo sarà finito ce ne sará un altro a tenerle compagnia e ad offirle una valida via di fuga. Sempre.

“Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai e qualunque cosa accada hanno sempre un via di fuga: se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro s’innamorano di un altro libro, di un’altra storia, e ti abbandonano. Le donne che leggono sono pericolose perché nutrono i loro sogni e non c’è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita: se lo fa, farà la rivoluzione, se non lo fa seminerà il terrore”.
Daria Bignardi

Greta

Siamo sdraiate insieme sul divano. Lei ha la testa su un bracciolo ed io sull’altro. Lei dorme ed io scrivo. Quella gambetta appoggiata sulla mia si è mossa leggermente, per poi riabbandonare tutto il proprio leggero peso di colpo. La guardo e osservo quel corpicino fragile, i riccioli dorati arruffati sulla fronte, il pancino che va su e giù scoprendo a tratti l’ombelico piccolino, rotondo, simile all’impronta del ditino di un bimbo nell’impasto candido del pane. Quelle guance arrossate dalla febbre, e quelle manine bollenti mi fanno pensare che vorrei poterle portare via tutto il male con un bacio, prenderlo sulle mie spalle, soffrire per non vederla soffrire. Perché sono la sua mamma, ed è mio compito volerle così bene. E all’improvviso mi ricordo di quando ero piccina picciò e parlavo con la mia di mamma.

Mamma ti voglio bene”

“E io te ne voglio di più”

“No non è vero, IO te ne voglio di più.”

“Greta è impossibile”

“No invece. Sono sicura”

“Sciocchina, tu sei ciccia della mia ciccia, sei stata nel mio pancione. E’ normale che ti voglia più bene io, perché ti ho fatta io, perché sono la tua mamma.”

Ora è il mio turno. Ora sono io la mamma, tocca a me amare di più.

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Greta

E poi, all’improvviso, ti arriva un messaggio sul cellulare. E tu lo apri controvoglia pensando che alle nove di sera possa essere soltanto la simpaticissima Cinema3 che mi avvisa di film che non andrò mai a vedere. E invece no.

Le amiche sanno stupire, sanno farti sentire speciali e dicendoti che sei coraggiosa non fanno altro in realtà che darti coraggio loro stesse. Ti danno affetto e ti scrivono messaggi lunghissimi per dirti anche soltanto che un servizio delle Iene in cui parlava una giovane mamma ha loro ricordato di te, di quanto possa essere stata dura, di quanto vogliono bene a te e alla piccola Nana. Ti ricordano di quei momenti in cui in un’altra città, in una piccola stanza di un residence studentesco tutto rosa, si accoccolavano sul tuo letto e ti toccavano il pancione, con un sorriso enorme, da orecchio a orecchio, felici per te più di quanto lo fossi tu stessa. E quando tu ormai hai già il cuore in pappa e trabocchi di gioia, ti chiedono scusa per la troppa melassa che c’è nel messaggio. Ma ormai è troppo tardi, perchè leggendo, hai già gli occhi fatti a cuoricioni e una voglia grande di abbracciarle forte, anche se per ovvie distanze non si può.

Grazie. Perchè l’importanza di ciò che viene detto, dipende dall’importanza di chi lo dice.

Greta

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