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Un tempo ballavo. Danza classica per dieci anni. Non sarei voluta diventare ballerina, ma mi piaceva. Poi un giorno i tendini birichini delle gambe hanno iniziato a rompere le scatole e, dopo due anni di costosissima ed altrettanto inutile fisioterapia, ho dovuto smettere. Insomma dicevo, ballavo. E ovviamente quando si danza, si fanno degli spettacoli. Uno di questi lo feci in quanto protagonista di una sfilata a Danza in Fiera, che si tiene tutti gli anni alla fortezza di Firenze. E, per l’occasione, si sono mobilitati parenti e amici. Tra loro c’era mio nonno. Ho già parlato di lui e del rapporto meravigliosamente complice che avevamo in un vecchio post.

Qualche giorno fa, cercando con mio padre dei documenti relativi ad un libro del nonno che a giorni pubblicheranno, curiosando tra tutte le sue scartoffie e tutti i suoi scritti (infiniti) ho trovato questo. Lo avevo letto davanti a lui, lo aveva scritto per me e me lo aveva consegnato con un sorriso, ma ritrovarlo ora dopo tanto tempo mi ha fatto venire una dolorosa stretta al cuore.

Dice così:

 

A GRETA DANZATRICE:

 

Sul colle di Bellosguardo (Firenze), presso l’altare sacro alle tre grazie, viene svolto un rito in loro onore da tre sacerdotesse rappresentanti la musica, il canto, la danza. E’ presente a quel rito il grande poeta Ugo Foscolo il quale dice:” La danzatrice, meno bella di te, o gentile suonatrice, quando suoni; meno amabile di te, o soave poetessa, quando canti ed ella se ne sta seduta,

 

                                                  Ma se danza,

vedila! Tutta l’armonia del suono

scorre nel suo bel corpo, e dal sorriso

della sua bocca; e un moto, un atto, un vezzo

manda agli sguardi venustà improvvisa.

E chi pinger la può? Mentre a ritrarla

pongo industre lo sguardo, ecco m’elude,

e le caròle che lente disegna

affretta rapidissima, e s’invola

sorvolando su’ fiori; appena veggio

il vel fuggente biancheggiar fra’ mirti.”

 

Mia carissima Greta,

questi splendidi versi del Foscolo

Si ridestarono in me quella sera

Quando ti vidi radiosa,

col tuo ammaliante sorriso

Volteggiarti eterea

Nei ritmi sonori della danza,

E poi e poi eterea involartene,

Degna sacerdotessa anche tu

Delle divine Grazie.

 

Tuo nonno Antonio                                         

 

 

Lo ho amato tanto. Mi ha dato tantissimo. Mi ha trasmesso tutto quello che aveva da donare. E sono qui coi lucciconi a ricordarmi quando lui coi lucciconi salutò sua nipote che aveva appena visto danzare. Grazie.

 

 

Greta

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