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E poi, all’improvviso, ti arriva un messaggio sul cellulare. E tu lo apri controvoglia pensando che alle nove di sera possa essere soltanto la simpaticissima Cinema3 che mi avvisa di film che non andrò mai a vedere. E invece no.

Le amiche sanno stupire, sanno farti sentire speciali e dicendoti che sei coraggiosa non fanno altro in realtà che darti coraggio loro stesse. Ti danno affetto e ti scrivono messaggi lunghissimi per dirti anche soltanto che un servizio delle Iene in cui parlava una giovane mamma ha loro ricordato di te, di quanto possa essere stata dura, di quanto vogliono bene a te e alla piccola Nana. Ti ricordano di quei momenti in cui in un’altra città, in una piccola stanza di un residence studentesco tutto rosa, si accoccolavano sul tuo letto e ti toccavano il pancione, con un sorriso enorme, da orecchio a orecchio, felici per te più di quanto lo fossi tu stessa. E quando tu ormai hai già il cuore in pappa e trabocchi di gioia, ti chiedono scusa per la troppa melassa che c’è nel messaggio. Ma ormai è troppo tardi, perchè leggendo, hai già gli occhi fatti a cuoricioni e una voglia grande di abbracciarle forte, anche se per ovvie distanze non si può.

Grazie. Perchè l’importanza di ciò che viene detto, dipende dall’importanza di chi lo dice.

Greta

Marina di Cecina, 30/12/2011.

In questa giornata primaverile, dalla finestra, aperta ad invitare l’aria finalmente tiepida ad entrare, è arrivato un profumo. Un profumo di quelli che senza spiegazione e senza che il tuo cervello riesca a collegare a cosa appartiene ti porta indietro nel tempo in un battito di ciglia; un profumo di sale e di pini, di mare,di olio abbronzante al cocco e di invisibile alla fragola, profumo d’estate. Un odore indescrivibile e non riconducibile ad un solo oggetto concreto, ad una sola sostanza, evanescente ma allo stesso tempo carico di ricordi.

Il profumo dei sedici anni e dell’amicizia. Il profumo della nostalgia.

Così, mentre, affacciata alla finestra con le narici ed il cuore ancora dilatati per assorbire bene quella ventata di allegria, osservavo senza vederli i palazzi alti e grigi del quartiere, senza vederli: in realtà non c’ero, in realtà ero molto più lontano, nel tempo e nello spazio, quasi in un’altra vita.

Allora l’adolescenza era una ricchezza, la libertà una nuova appetitosa conquista ed il divertimento un dictat. Tutto sapeva di leggerezza e di svago, le risate (e anche le sigarette) abbondavano molto di più.

Il luogo era determinante e irrilevante e insieme indispensabile, è il luogo che ci ha fatto incontrare, che mi ha fatto passare estati tra le più belle della mia vita, ma allo stesso tempo potevamo essere ovunque e quell’”ovunque” diventava in ogni caso il luogo di risate a crepapelle, confidenze sussurrate (ma neanche tanto), canzoni cantate a squarciagola solo qualche volta indotte dalla sbronza (la maggior parte delle volte….come si può dire…per becero diletto), scherzi più o meno pesanti cui seguivano più o meno pesanti offese direttamente proporzionali all’ilarità generale che esse scatenavano. Primi amori, scappatelle, chiaccherate con o (spesso e volentieri) senza senso e senza scopo, fughe in moto alle due di notte, serate sulla spiaggia a individuare costellazioni probabilmente dell’altro emisfero, tempo ridicolamente perso a cercare figure o mostrilli nei tizzoni delle sigarette, ustioni di terzo grado dalle quali non si impara mai nulla, visto che dopo cinque anni tutti continuiamo imperterriti ad abbrustolirci e stupirci (quasi tutti, dal momento che c’è anche chi Quel Giorno Fatidico non è stato dotato di melanina). Tutto questo concentrato in un solo mese estivo vissuto alla grande e con la maggior intensità possibile, in modo da fare il pieno e farselo bastare per le altre tre restanti grigie stagioni. Ogni tanto la carica non bastava e così toccava, e tocca adesso più che mai, rivedersi e rifocillarsi di amicizia e cavolate, sempre nuove ogni volta e, permettetemelo, sempre più meravigliosamente stupide.

Ho scritto questo post perché devo. o meglio, sento il bisogno impellente di ringraziarvi, di ringraziare quegli amici che, lontani o vicini, ritrovati per mesate intere o solo per qualche ora, in quello che sono ed in quello che sarò in futuro avranno sempre un angolo di affetto e gratitudine in mezzo a quei ricordi che sanno di amicizia ed allegria (si, perfino tu Diddi).

Perfino questa penna con cui sto scrivendo sa di amicizia, anche se, mi rammarica molto dirvelo, è rotta, scrive male e mi sta sporcando tutte le mani di inchiostro, facendomi fare una fatica mostruosa per la quale mi sarete debitrici a vita, sappiatelo voi quattro!

 

Con incommensurabile e rinnovato affetto e stima,

 

 

Greta

E oggi siamo arrivati a quota 22. Inutile dire che mi sento vecchia e che questa sensazione sia acuita dal fatto che sono mamma. Ma stavolta l’ho pensata bella. Ho preso le Amiche e le ho trascinate a ballare. Il posto è sempre quello, dettato dalla grandiosa economicità, e anche la compagnia, se Dio vuole, è sempre di qualità.

E mentre goccia a goccia la mia lancetta biologica passava senza pietà sui ventidue anni, io ballavo. E lo facevo con gioia, e lo facevo con voglia, e lo facevo con una spensieratezza spesso cercata e di rado raggiunta. Tra la folla palpitante ed esaltata, resa sfumata e irreale dalle luci intermittenti e colorate, ho liberato la mia voglia di divertirmi. Con gli occhi chiusi, la testa leggera ed i capelli scarmigliati, capelli appositamente disciplinati da mani esperte, e risolutamente indomabili. Il vocalist chiaccherava di cose insensate, ma fondamentalmente non esisteva. Esistevamo noi, i nostri corpi e la musica che li guidava. E non c’era bisogno d’altro. E’ facile per il mio corpo assecondare incondizionatamente la musica, è quasi naturale. Basta lasciare che il ritmo ti entri nelle gambe, nelle ossa, ti riempia la testa e le orecchie, all’inizio timidamente, poi con sempre più impeto; senza pensare, senza vergogna, senza ritegno: è un processo automatico, non ha bisogno di regole, non ha bisogno di intenzione, una volta che inizi ci sei dentro, e prima che tu te ne renda conto è diventato tutto ciò che vuoi, tutto ciò che ti ci vuole.. Non c’è nessuno insieme a te in verità, perchè non c’è nessuno di cui ti interessa. Sei solo tu, le note, e gli abbaglianti lampi colorati che penetrano anche l’oscurità delle tue palpebre chiuse. E quando poi riapri gli occhi, tutto è confusione, tutto è caos, tutto è fatto di corpi che si muovono urtandosi reciprocamente e di mani che si alzano impulsivamente verso l’alto. La vita normale è fuori, dove non ci sono luci colorate e dove regnano gli impegni e le parole. Ma qui chi comanda è la musica ed il mio corpo, i miei piedi e le mie mani e i miei capelli sempre più ricci. Non ci sono per nessuno, non ci sono per le responsabilità, per la stanchezza, per i malumori, per i discorsi frivoli o litigiosi. Non ci sono per nessuno, nemmeno per me stessa. Greta non c’è, è al suo ballo dei 22 anni.

Greta

Chiudo il telefono; lo guardo, scoprendo con un po’ di sorpresa che la chiamata è durata 46 minuti e 20 secondi. Divertita, spingo il tasto della chiusura e lo schermo si illumina di arancione. Lo ripigio e si spegne tornando grigio, mentre continuo automaticamente a ripetere questo gesto ripenso alla telefonata. Sono sicuramente stati tra i 45 minuti più piacevoli della giornata perché parlare con le amiche, di problemi seri o di sciocchezze è comunque sempre liberatorio, soddisfacente e divertente.
Se dall’altra parte della cornetta poi, c’è
una delle Amiche, di quelle che si sono meritate la A maiuscola, di quelle che sono capaci di farti ridere anche tra le lacrime, che quando ti raccontano delle loro vicende sentimentali, conoscendole, sai già come andrà a finire, se il povero disgraziato verrá rovinosamente scaricato, se toccherà a lei essere scaricata dallo stronzo
di turno ed entrare in una fase depressiva mangiosolocioccolata o nonmangioproprioevomitolostesso costringendoti a correre a offrire la tua spalla e le tue cure amorevoli e silenziose, o sai anche che i loro racconti concitati ti faranno dolcemente innervosire per la manifesta incompetenza delle parti in causa e ti faranno passare ore e ore a tirare fuori elaborate elucubrazioni telefoniche sul perché quel pirla non si dia una mossa!
Noi donne non passiamo le ore a spettegolare ( oddio, un po’ anche), passiamo le ore a raccontarci, ad ascoltare l’altra che si racconta e a fare, alla fine ironia su entrambe, di qualunque argomento si stia parlando. La nostra forza è questa ( tra le tante altre, intendiamoci): sono quelle amiche a cui basta uno sguardo o un leggero movimento del sopracciglio per capire cosa stai pensando e soprattutto con che tono lo stai pensando, loro che, anche quando non le vedi da tanto tempo, poi ci esci e…. ed è come quando vai da qualche parte e poi torni a casa e puoi stravaccarti sul divano togliendoti le scarpe ed appoggiando i piedi sul tavolino.
Scontrose, pesaculo, egocentriche, incasinate, affettuose , allegre e spesso e volentieri fuori di testa, sai che probabilmente non cambieranno mai e questo, mentre alle volte ti farà infinitamente innervosire, ti darà sempre la certezza ed il conforto di poterti sentire a casa tua.

Greta

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