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baby

”Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto? >
- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi.
- Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita? >
- Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.
-Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto. >
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.>
- Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla. >
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? >
- Dove? Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe. >
- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa …> “

2012-08-10 001 2012-08-10 008

Ho portato la Nana a vedere un po’ di addobbi in via Gioberti. Mentre la scarrozzavo nel passeggino e lei guardava felice le vetrine colorate, ci compare davanti un barboncino bianco. La Giada puntando il ditino esclama:” Mamma guaddaaaaaa UNA PECORA!!!”
La mamma è scoppiata a ridere fino alle lacrime in mezzo alla strada come una pazza! Si, questa è l’età piú bella!

<3

Greta

La Nana ha compiuto i suoi bellissimi 2 anni venerdì scorso.
Ed io, che volevo scriverlo sul blog prima, non ne ho avuto assolutamente il tempo. Per cui se è vero che è meglio tardi che mai, ora che sono in pausa-studio per l’ora di pranzo, colgo l’occasione.

E’ inutile girarci intorno, sono stati due anni meravigliosi, sofferti e complicati, ma due anni di gioie e di scoperte che mai nessuno mi toglierà dal cuore. Sei arrivata come un uragano nella mia vita scompigliando tutto, e tutt’ora qualche cosa stenta a tornare in ordine, al suo posto. Mi hai insegnato a soffrire e a gioire davvero, ma soprattutto mi hai insegnato cosa vuol dire essere mamma, cosa vuol dire amare con tutto il proprio essere. Cosa vuol dire mettere le tue esigenze da parte per far posto a qualcuno che d’ora in avanti verrà sempre e per sempre al primo posto. E quando qualcuno ti insegna ad amare in un modo così profondo ed incondizionato come tu hai fatto non si può che ringraziare. Non sono i figli a dover ringraziare le madri per averli messi al mondo, sono le madri che in un certo senso devono ringraziare i figli per quello che inconsapevolmente donano. Tu, Nana, mi hai cambiato, in tutti i sensi in cui una persona può essere cambiata, mi hai fatto crescere un pò di più ogni giorno insieme a te, mi hai fatto amare, mi hai insegnato come si scopre il mondo e come lo si osserva con meraviglia. Posso dire che oggi sono una persona migliore e lo sono grazie a te.
E poi diciamocelo, è così incredibilmente divertente vedere come impari, come cresci e come sei buffa nell’avventurarti in questo mondo nuovo, come sbagli le parole e come porti allegria e confusione. Come ogni mamma non posso stare con te sempre, non posso vedere ogni tua scoperta perchè sono impegnata a costruire un qualche futuro per entrambe, ma vorrei che il tempo si dilatasse, per contenere tutte le tue risate e le tue marachelle che mi sono persa e che mi sto perdendo. Vorrei che rimanessi sempre così piccina da essere contenuta tutta dalle mie braccia. Se c’è una cosa che questi due anni mi ha colpito con violenza è la velocità con cui il tempo corre, la velocità con cui tu cresci e metti i denti, e inizi a parlare e mangiare da sola. Affermazione banale fino a quando la verità profonda di questo fatto non ti colpisce con tutta la sua forza, nell’intimo, e capisci che certi momenti sono già passati e non torneranno. Ogni momento che passi lontana da me mi manchi, anche se sei solo dalla nonna, e ci sei perchè io devo studiare, e quei momenti in cui non sei con me sono andati, persi per sempre; ed è per questo che, certe notti, a dispetto del torcicollo e del mal di schiena, gioisco silenziosamente nel tenerti nel mio letto, stringendo un corpicino di giorno troppo indaffarato per essere coccolato. Ma finchè avrai un sorriso da regalarmi e una mano paffutella da tendermi a me basterà.
E anche quando sono triste penso che non posso esserlo perchè ho te, e dentro di me ti avrò per sempre.
E questo sarà sempre la mia più grande gioia.

Greta

Ho perso il romanticismo.
Non lo trovo più.
O è finito.
So solo che un giorno ho infilato la mano in tasca e lì dove si trovava un attimo prima ho trovato solo fredda stoffa e un po’ di cinismo.
Ricontrollo, continuo a cercare, ma alla fine dei conti la tasca quella è e quella rimane.
Forse mi è uscito dalla tasca e si è disperso nella pungente aria autunnale; o forse qualcuno me lo ha rubato, porca miseria; o semplicemente lo ho usato con troppo poca parsimonia e adesso lo ho esaurito.
Fatto sta che le cose sono due: o lo ritrovo da qualche parte, o imparo ad usare molto bene il cinismo.
E nella seconda cosa, ahimè, sono già a buon punto!

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