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“Premessa

 

 Le notizie su Miriàm/Maria provengono dalle pagine di Matteo e di Luca. Qui s’ingrandisce un dettaglio da da loro accennato: l’accensione della natività nel corpo femminile, il più perfetto mistero naturale.
È in fondo senza peso, lo sputo di un minuto, il concorso maschile. In questa storia manca senza che se ne senta la mancanza.
Non è scritto nei loro libri che nella stalla c’erano levatrici o altro eprsonale intorno al parto. Quello che non è scritto fa ugualmente parte del racconto: non c’erano. Partorì da sola. Questo è il maggior prodigio di quella notte di natività: la perizia di una ragazza madre, la sua solitudine assistita. Altro che stella cometa e Magi tre su piste cammelliere: la sapienza di parto di Miriàm / Maria.
Qui s’ingrandiscono dettagli per tentare una vicinanza.
“In nome del padre”: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita.”

 

Un punto di vista inaspettato, inconsueto e taciuto. Un racconto dolcemente coraggioso di quella ragazza che dopo essere stata accarezzata dal vento fertile del Signore porta avanti la sua gravidanza tra l’ostilità di chi non può capirla e il calore e la serenità che le infonde il rapporto esclusivo e totalizzante con la sua creatura, che lei sa essere destinata ai grandi piani di Colui che la scelse con un angelo. Una breve e altrettanto determinante parentesi nei Vangeli, per rendere giustizia alla vergine santificata da un parto solitario e dall’insospettabile forza di intraprendere scelte al di fuori dell’umana comprensione.

 

 

 

Greta

Amo il natale.

Amo il Natale per l’atmosfera delicatamente elettrizzante fatta di luminarie maestose per il centro di Firenze e alberi addobbati in ogni modo e colore, che si possono sbirciare curiosando fugacemente con lo sguardo attraverso le finestre altrui. Amo il cenone del 24 per l’incontenibile confusione di canti e cugini, per l’allegria consumata tra le portate luculliane e i sorrisi della nonna, e la serpeggiante e sconclusionata processione per portare Gesù Bambino nel presepe, cantando “Tu scendi dalle stelle” e levando alte in aria le stelle filanti.

Amo la mattina del 25, quando le mie sorelle mi svegliano con una voce piena di intrattenibile eccitazione perché “è arrivato Babbo Natale!”. Amo lo scarto dei regali, quando ammiro il risultato di tante corse a giro per negozi, assorbita nel panico trova-il-regalo-giusto-per-tutti, negli occhi dei miei genitori, negli abbracci delle sorelline, nei gridolini di mia figlia e nei baci del fidanzato. Amo la tombola, i giochi di carte, il mercante in fiera ai quali si gioca tutti attorno ad un tavolo per ore, si perdono una marea di quattrini, e rigorosamente non ci si capisce niente, tra i bambini che architettano di tutto per far gonfiare orgogliosamente le pance dei loro portafogli e la zia novantaduenne che ogni anno non sente un numero in più alla tombola (che di numeri ne ha novanta!).

Sarebbe stato tutto così spasmodicamente festoso anche quest’anno, se solo non avessi passato i due giorni clou delle feste a letto con la febbre. Un Natale tutto il contrario di come lo attendevo. Pensiamo al Capodanno va’.

Greta

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