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Ho perso il romanticismo.
Non lo trovo più.
O è finito.
So solo che un giorno ho infilato la mano in tasca e lì dove si trovava un attimo prima ho trovato solo fredda stoffa e un po’ di cinismo.
Ricontrollo, continuo a cercare, ma alla fine dei conti la tasca quella è e quella rimane.
Forse mi è uscito dalla tasca e si è disperso nella pungente aria autunnale; o forse qualcuno me lo ha rubato, porca miseria; o semplicemente lo ho usato con troppo poca parsimonia e adesso lo ho esaurito.
Fatto sta che le cose sono due: o lo ritrovo da qualche parte, o imparo ad usare molto bene il cinismo.
E nella seconda cosa, ahimè, sono già a buon punto!
Soffro.
Aspetto.
Mi infrango.
Ad ogni nuovo colpo la mia anima crolla e va in pezzi,
Ed io sapientemente devo raccattarli uno per uno e cercare di rimettermi in piedi.
Ma ad ogni nuova caduta, una volta che ho ricomposto l’insieme un pezzettino è andato perso.
Ad ogni nuovo scossone la mia anima è sempre più fragile e traballante, minata da crepe che fanno presagire il disastro.
Qualcuno un tempo aveva la colla e aggiustava pazientemente ogni minima imperfezione.
Ma forse ora è finita o persa.
Dunque soffro.
Aspetto.
Mi infrango.
Aspettando il crollo che ridurrà tutto in polvere.
“Dopo un pò impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un’anima. E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse. E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto non con il dolore di un bimbo. Ed impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta, se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori. E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero.”
Karla Troiani
Dopo un pò impari che non ci sono castelli nè principi azzurri. Impari che le cose nella vita reale non funzionano da sole, ma vanno fatte funzionare. Impari che tutto è maledettamente difficile e sfibrante e che ci vuole una consistente dose di determinazione anche soltanto per ingoiare l’orgoglio e rimarginare le ferite. E impari che alla fine dei conti sei l’unica persona su cui puoi contare veramente per tutta la vita. Sei l’unica che ci sarà sempre e che comunque vada può essere capace di accettarti per come sei. Nessun altro. Perciò impari a prenderti cura di te stessa, ad asciugarti le lacrime da sola e a trovare un briciolo di coraggio anche quando pensavi di avere finito le scorte. E impari ad amarti.
Greta
Non mi capitano spesso, ma quando mi capitano sono veramente terrificanti. Gli incubi intendo. Ieri sera sono andata a letto con un’un emicrania fortissima, ed il risultato è stato un sonno inquieto e tormentato. Non racconterò il sogno, perché è uno di quelli malati e contorti, con improbabili tradimenti del tuo ragazzo con altrettanto improbabili persone (e fidatevi quando vi dico improbabili). Quello che so è che era molto reale. Quello che provavo nello stomaco era vero, e anche il nodo alla gola e le lacrime salate e copiose che mi rigavano il volto. Ho sentito dentro di me tutto il dolore del mondo annidarsi nello stomaco, e ho creduto che il cuore mi fosse stato strappato per sempre dal petto. Ero annientata, sentimentalmente assassinata. Era finita, ed era finita nel peggiore dei modi possibili, e questa consapevolezza mi gettava nella disperazione. Insomma, i sentimenti che ho provato sono stati davvero violenti e totalizzanti. Era uno di quei sogni che, anche quando il tuo cervello inizia piano piano a svegliarsi e ti accorgi di essere nel tuo letto con lui accanto e un suo braccio, caldo di sonno, intorno, anche quando ti accorgi di avere gli occhi pesanti umidi di lacrime, non riesci a scrollarteli di dosso. Tant’è che ho rischiato per un momento, benchè fossi sveglia, di scrollarlo per chiedergli se mi aveva veramente tradito in quel modo osceno, oppure era stato solamente un sogno. Doveva essere un sogno, altrimenti perché me ne sarei stata lì nel letto?….Eppure era stato così reale che non poteva essere solo una proiezione della mia mente (contorta). Sentivo ancora il cuore stretto in una morsa e lo stomaco pulsava come se fosse stato preso a calci.
Poi il buonsenso è tornato tutto insieme. Mi sono asciugata gli occhi, mi sono girata su un fianco abbracciandolo e svegliandolo inavvertitamente.
Ha biascicato un assonnato ed inconsapevole “Dai amore, smettila” rendendosi inconsciamente conto che stavo ancora leggermente singhiozzando, e, senza mai realmente realizzare la cosa perché stava ancora praticamente dormendo, si è ributtato giù. Mi sono tranquillizzata e ho cercato di rimettermi a dormire.
Era tutto finito.
Era solo un incubo.
E allora perché avevo ancora una voglia matta di picchiarlo violentemente??
Per fortuna poi mi sono riaddormentata.
Un’ancora incredula e spossata Greta.



