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La Nana ha compiuto i suoi bellissimi 2 anni venerdì scorso.
Ed io, che volevo scriverlo sul blog prima, non ne ho avuto assolutamente il tempo. Per cui se è vero che è meglio tardi che mai, ora che sono in pausa-studio per l’ora di pranzo, colgo l’occasione.
E’ inutile girarci intorno, sono stati due anni meravigliosi, sofferti e complicati, ma due anni di gioie e di scoperte che mai nessuno mi toglierà dal cuore. Sei arrivata come un uragano nella mia vita scompigliando tutto, e tutt’ora qualche cosa stenta a tornare in ordine, al suo posto. Mi hai insegnato a soffrire e a gioire davvero, ma soprattutto mi hai insegnato cosa vuol dire essere mamma, cosa vuol dire amare con tutto il proprio essere. Cosa vuol dire mettere le tue esigenze da parte per far posto a qualcuno che d’ora in avanti verrà sempre e per sempre al primo posto. E quando qualcuno ti insegna ad amare in un modo così profondo ed incondizionato come tu hai fatto non si può che ringraziare. Non sono i figli a dover ringraziare le madri per averli messi al mondo, sono le madri che in un certo senso devono ringraziare i figli per quello che inconsapevolmente donano. Tu, Nana, mi hai cambiato, in tutti i sensi in cui una persona può essere cambiata, mi hai fatto crescere un pò di più ogni giorno insieme a te, mi hai fatto amare, mi hai insegnato come si scopre il mondo e come lo si osserva con meraviglia. Posso dire che oggi sono una persona migliore e lo sono grazie a te.
E poi diciamocelo, è così incredibilmente divertente vedere come impari, come cresci e come sei buffa nell’avventurarti in questo mondo nuovo, come sbagli le parole e come porti allegria e confusione. Come ogni mamma non posso stare con te sempre, non posso vedere ogni tua scoperta perchè sono impegnata a costruire un qualche futuro per entrambe, ma vorrei che il tempo si dilatasse, per contenere tutte le tue risate e le tue marachelle che mi sono persa e che mi sto perdendo. Vorrei che rimanessi sempre così piccina da essere contenuta tutta dalle mie braccia. Se c’è una cosa che questi due anni mi ha colpito con violenza è la velocità con cui il tempo corre, la velocità con cui tu cresci e metti i denti, e inizi a parlare e mangiare da sola. Affermazione banale fino a quando la verità profonda di questo fatto non ti colpisce con tutta la sua forza, nell’intimo, e capisci che certi momenti sono già passati e non torneranno. Ogni momento che passi lontana da me mi manchi, anche se sei solo dalla nonna, e ci sei perchè io devo studiare, e quei momenti in cui non sei con me sono andati, persi per sempre; ed è per questo che, certe notti, a dispetto del torcicollo e del mal di schiena, gioisco silenziosamente nel tenerti nel mio letto, stringendo un corpicino di giorno troppo indaffarato per essere coccolato. Ma finchè avrai un sorriso da regalarmi e una mano paffutella da tendermi a me basterà.
E anche quando sono triste penso che non posso esserlo perchè ho te, e dentro di me ti avrò per sempre.
E questo sarà sempre la mia più grande gioia.
Greta
E oggi siamo arrivati a quota 22. Inutile dire che mi sento vecchia e che questa sensazione sia acuita dal fatto che sono mamma. Ma stavolta l’ho pensata bella. Ho preso le Amiche e le ho trascinate a ballare. Il posto è sempre quello, dettato dalla grandiosa economicità, e anche la compagnia, se Dio vuole, è sempre di qualità.
E mentre goccia a goccia la mia lancetta biologica passava senza pietà sui ventidue anni, io ballavo. E lo facevo con gioia, e lo facevo con voglia, e lo facevo con una spensieratezza spesso cercata e di rado raggiunta. Tra la folla palpitante ed esaltata, resa sfumata e irreale dalle luci intermittenti e colorate, ho liberato la mia voglia di divertirmi. Con gli occhi chiusi, la testa leggera ed i capelli scarmigliati, capelli appositamente disciplinati da mani esperte, e risolutamente indomabili. Il vocalist chiaccherava di cose insensate, ma fondamentalmente non esisteva. Esistevamo noi, i nostri corpi e la musica che li guidava. E non c’era bisogno d’altro. E’ facile per il mio corpo assecondare incondizionatamente la musica, è quasi naturale. Basta lasciare che il ritmo ti entri nelle gambe, nelle ossa, ti riempia la testa e le orecchie, all’inizio timidamente, poi con sempre più impeto; senza pensare, senza vergogna, senza ritegno: è un processo automatico, non ha bisogno di regole, non ha bisogno di intenzione, una volta che inizi ci sei dentro, e prima che tu te ne renda conto è diventato tutto ciò che vuoi, tutto ciò che ti ci vuole.. Non c’è nessuno insieme a te in verità, perchè non c’è nessuno di cui ti interessa. Sei solo tu, le note, e gli abbaglianti lampi colorati che penetrano anche l’oscurità delle tue palpebre chiuse. E quando poi riapri gli occhi, tutto è confusione, tutto è caos, tutto è fatto di corpi che si muovono urtandosi reciprocamente e di mani che si alzano impulsivamente verso l’alto. La vita normale è fuori, dove non ci sono luci colorate e dove regnano gli impegni e le parole. Ma qui chi comanda è la musica ed il mio corpo, i miei piedi e le mie mani e i miei capelli sempre più ricci. Non ci sono per nessuno, non ci sono per le responsabilità, per la stanchezza, per i malumori, per i discorsi frivoli o litigiosi. Non ci sono per nessuno, nemmeno per me stessa. Greta non c’è, è al suo ballo dei 22 anni.
Greta




