Stai sfogliando l'archivio delle categorie per la categoria ‘Cecina’ .

Marina di Cecina, 30/12/2011.
In questa giornata primaverile, dalla finestra, aperta ad invitare l’aria finalmente tiepida ad entrare, è arrivato un profumo. Un profumo di quelli che senza spiegazione e senza che il tuo cervello riesca a collegare a cosa appartiene ti porta indietro nel tempo in un battito di ciglia; un profumo di sale e di pini, di mare,di olio abbronzante al cocco e di invisibile alla fragola, profumo d’estate. Un odore indescrivibile e non riconducibile ad un solo oggetto concreto, ad una sola sostanza, evanescente ma allo stesso tempo carico di ricordi.
Il profumo dei sedici anni e dell’amicizia. Il profumo della nostalgia.
Così, mentre, affacciata alla finestra con le narici ed il cuore ancora dilatati per assorbire bene quella ventata di allegria, osservavo senza vederli i palazzi alti e grigi del quartiere, senza vederli: in realtà non c’ero, in realtà ero molto più lontano, nel tempo e nello spazio, quasi in un’altra vita.
Allora l’adolescenza era una ricchezza, la libertà una nuova appetitosa conquista ed il divertimento un dictat. Tutto sapeva di leggerezza e di svago, le risate (e anche le sigarette) abbondavano molto di più.
Il luogo era determinante e irrilevante e insieme indispensabile, è il luogo che ci ha fatto incontrare, che mi ha fatto passare estati tra le più belle della mia vita, ma allo stesso tempo potevamo essere ovunque e quell’”ovunque” diventava in ogni caso il luogo di risate a crepapelle, confidenze sussurrate (ma neanche tanto), canzoni cantate a squarciagola solo qualche volta indotte dalla sbronza (la maggior parte delle volte….come si può dire…per becero diletto), scherzi più o meno pesanti cui seguivano più o meno pesanti offese direttamente proporzionali all’ilarità generale che esse scatenavano. Primi amori, scappatelle, chiaccherate con o (spesso e volentieri) senza senso e senza scopo, fughe in moto alle due di notte, serate sulla spiaggia a individuare costellazioni probabilmente dell’altro emisfero, tempo ridicolamente perso a cercare figure o mostrilli nei tizzoni delle sigarette, ustioni di terzo grado dalle quali non si impara mai nulla, visto che dopo cinque anni tutti continuiamo imperterriti ad abbrustolirci e stupirci (quasi tutti, dal momento che c’è anche chi Quel Giorno Fatidico non è stato dotato di melanina). Tutto questo concentrato in un solo mese estivo vissuto alla grande e con la maggior intensità possibile, in modo da fare il pieno e farselo bastare per le altre tre restanti grigie stagioni. Ogni tanto la carica non bastava e così toccava, e tocca adesso più che mai, rivedersi e rifocillarsi di amicizia e cavolate, sempre nuove ogni volta e, permettetemelo, sempre più meravigliosamente stupide.
Ho scritto questo post perché devo. o meglio, sento il bisogno impellente di ringraziarvi, di ringraziare quegli amici che, lontani o vicini, ritrovati per mesate intere o solo per qualche ora, in quello che sono ed in quello che sarò in futuro avranno sempre un angolo di affetto e gratitudine in mezzo a quei ricordi che sanno di amicizia ed allegria (si, perfino tu Diddi).
Perfino questa penna con cui sto scrivendo sa di amicizia, anche se, mi rammarica molto dirvelo, è rotta, scrive male e mi sta sporcando tutte le mani di inchiostro, facendomi fare una fatica mostruosa per la quale mi sarete debitrici a vita, sappiatelo voi quattro!
Con incommensurabile e rinnovato affetto e stima,
Greta


