Coldplay, live in Turin 2012

 

 

Lo aspettavi da settimane, da mesi, da quasi una vita. Aspettavi quel momento in cui avresti visto chi così tante volte aveva saputo farti emozionare, in cui avresti sentito quella voce incredibile che ti ha accompagnato nei momenti più belli della tua vita.

Quello che non ti aspettavi è l’intensità di quello che ora provi, l’effetto che quelle note fanno scivolando vellutate sulla tua pelle d’oca e fluendoti nella testa, inondandola senza lasciare posto a qualunque altro pensiero. Inizi a sentire il cuore battere all’unisono con quelli di altre migliaia di persone sulle note di “the scientist” , capisci che la tua emozione è in realtà una piccola particella di un’euforia collettiva, totalizzante, quasi palpabile tra coriandoli e irraggiungibili palloni colorati che rimbalzano in quel mare di mani alzate.

E con il petto martellante, allunghi le braccia verso il cielo, quel cielo che sembra spento, povero a confronto del tripudio di luci colorate che ti circonda, a segnalare che ci sei anche tu lì in mezzo, anima e corpo, mentre lasci che gli occhi si ubriachino dei fuochi d’artificio che esplodono all’improvviso ad accentare quelle strofe che ti si ripercuotono dentro con potenza disarmante, quelle che ti fanno sentire come se stessi vivendo il primo amore.

Finché non arriva quella canzone, solo voce e pianoforte, che ha accompagnato risate, pianti e amicizie; finché non ti ritrovi ad urlare a squarciagola quelle parole che ora sono l’unica cosa che esiste, finché chiudi gli occhi e ti dimentichi di tutto, e respiri solo commozione e battiti; finché l’emozione diventa quasi dolorosa.

 

Grazie per questa meravigliosa esperienza.

Grazie per le emozioni che mi avete dato da quando vi ho scovato in un cd masterizzato.

Grazie per essere diventati la colonna sonora della mia vita.

 

 

 

 

 

Greta

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